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La rivolta anti-tasse dei banchieri nella City

«Perché la gente sta a Londra? Non per il clima — ha spiegato un banchiere francese, anonimo, al Financial Times —. Finora eravamo attirati dallo status di non domiciliati. Adesso le cose cambieranno. Quando mio figlio finirà la scuola, tra cinque anni, deciderò dove spostarmi». Alcuni finanzieri della City sono in rivolta: minacciano di lasciare Londra in risposta alla manovra di bilancio annunciata dal governo Tory. È prevista, dal 2017, la perdita dello status di «non-dom», ovvero di «residente non domiciliato» per chi ha vissuto in Gran Bretagna per più di 15 anni su 20. 
La categoria include 116mila contribuenti, per lo più stranieri, che pur risiedendo nel Regno Unito sono esentati dal pagare le tasse sui propri guadagni all’estero. Una lista che si ritiene includa nomi come Stuart Gulliver, amministratore delegato di Hsbc, nato in Gran Bretagna e, almeno fino al 2009, Sir Michael Hintze, fondatore dell’hedge fund Cqs e finanziatore dei Tory. Già il Labour aveva annunciato l’intenzione di riformare il regime fiscale per non domiciliati. I Tory comunque non lo hanno abolito completamente, «perché costerebbe al nostro Paese». I critici affermano che è una clausola antiquata che risale ai tempi dell’Impero britannico, mentre i sostenitori sottolineano che ha contribuito al ruolo di Londra come capitale finanziaria.
Al di là della frustrazione, c’è chi crede che, tranne forse i banchieri più ricchi, pochi avranno davvero voglia di spostare la famiglia in «noiosi» paradisi fiscali. Nel 2010 metà dello staff senior di Brevan Howard si era trasferito da Londra a Ginevra al seguito del co-fondatore Alan Howard (in risposta all’introduzione di regole Ue più strette sugli hedge fund); ma il Financial Times scriveva ieri che stanno tornando nella City e che non sono i soli. «Tutto dipende dalle alternative», spiega Rupert des Forges, partner dell’agenzia immobiliare Knight Frank. «La nostra situazione di non domiciliati è un’anomalia che non si trova altrove. Questi cambiamenti non fanno altro che portare il Regno Unito nella norma».

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