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La rivalutazione non agevola l’erede

di Paolo Meneghetti e Gian Paolo Tosoni

Il 1° luglio è il termine entro cui devono essere detenute le partecipazioni per accedere alla nuova opportunità di rivalutazione aperta dal decreto Sviluppo (articolo 7 del Dl n. 70/2011). Chance che riguarda anche le quote ricevute per donazione o successione mortis causa.

Il valore fiscale

Il Tuir prevede una diversa disciplina fiscale per la determinazione del costo della partecipazione a seconda che sia ricevuta per effetto di donazione ovvero mortis causa. È più agevolato il trasferimento della partecipazione per donazione (atto pianificabile dalle parti), mentre è penalizzato quello per successione che rappresenta un evento estraneo alla volontà delle parti.

In base all'articolo 68, comma 6, del Tuir, le partecipazioni ricevute in donazione assumono in capo al donatario il medesimo costo che presentavano in capo al donante. Quindi se il donante ha eseguito una rivalutazione delle partecipazioni con imposta sostitutiva, il nuovo (e maggiore valore) è riconosciuto anche in capo al donatario.

La disposizione afferma, invece, che per le partecipazioni acquisite in successione il valore riconosciuto è quello indicato nella denuncia di successione, e quindi tramite il combinato disposto dell'articolo 16 del Dlgs 346/1990 si arriva alla conclusione che il costo della partecipazione, in capo all'erede, è sempre il corrispondente valore contabile della frazione di patrimonio netto. Ciò significa che vengono vanificate non solo eventuali rivalutazioni eseguite dal defunto, ma anche il costo sostenuto dal defunto per acquisire il titolo che risulta indeducibile per l'erede. La situazione non è sempre negativa (si pensi a un costo svalutato per minusvalenze latenti che invece diventa il valore contabile in capo all'erede, o il ricevimento di partecipazioni esenti da imposta di successione come nel caso dei patti di famiglia, in cui il valore in capo all'avente causa è quello normale alla data di apertura della successione). Tuttavia l'ipotesi più frequente è che l'assunzione come costo del valore contabile sia generalmente inferiore al valore normale.

Il donatario

Ipotizziamo che il donante abbia eseguito una rivalutazione della partecipazione qualificata determinando un nuovo valore pari a 100mila euro rispetto a 50mila euro, dato di partenza. Ora la partecipazione detenuta dal donatario presenta il valore di mercato di 150mila euro. Siccome il donatario "eredita" il costo fiscalmente riconosciuto in capo al donante si dovrebbe poter concludere che eredita anche la rivalutazione eseguita, non solo per gli effetti del valore riconosciuto, ma anche in relazione alla sostitutiva a suo tempo versata.

Si pone quindi il problema della possibilità di detrarre dall'imposta sostitutiva dovuta quella versata dal donante. Ciò significherebbe che, applicando le nuove regole nell'articolo 7 del Dl 70/11, il donatario per rivalutare potrebbe versare solo 2mila euro (150mila x 4% = 6mila-4mila già versati dal donante). In una fattispecie analoga, peraltro, si è pronunciata l'agenzia delle Entrate quando con la risoluzione 141/E/2003 ha stabilito l'oggettività del valore della partecipazione trasferita a titolo gratuito. Il caso era quello di un trasferimento mortis causa avvenuto nel periodo in cui era stata soppressa l'imposta di successione, per cui il valore fiscale in capo all'erede era il medesimo di quello riconosciuto in capo al defunto (valore rivalutato). Si chiedeva se il blocco alla deducibilità di minusvalenze (in presenza di rivalutazione) riguardava solo il donante che aveva rivalutato o anche il donatario, e la risposta è stata appunto che il nuovo valore rivalutato va legato oggettivamente alla partecipazione a prescindere da chi l'ha eseguita.

L'erede

Più delicata è la situazione dell'erede, assumendo gli stessi dati dell'esempio precedente. Se nella nuova rivalutazione dell'erede fosse detraibile l'imposta sostitutiva versata dal defunto si eviterebbe di vanificare l'imposta versata a suo tempo dal congiunto e superare, in parte, l'irrazionalità dell'equazione costo partecipazione/patrimonio netto contabile. Ma finché la conclusione non sarà fatta propria dalle Entrate sarà prudente non applicarla.

 

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