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La risposta: un processo rapido

Nel secolo scorso, in alcuni piccoli paesi, c’era ancora l’acquaiolo, il venditore ambulante di un bicchiere d’acqua prelevata da un orcio che portava sulle spalle. La saggezza popolare ne aveva derivato l’esempio tipico della domanda stupida: acquaiolo, l’acqua è fresca? Oggi nessuno ci pensa più e quasi tutti prendono sul serio le dissertazioni più o meno dotte recitate da acquaioli la cui risposta è scontata: l’acqua è freschissima, signurì.

Che volete che dicano gli avvocati sulla riforma della prescrizione? I loro clienti li pagano per non andare in galera. Che l’avvocato riesca a convincere il giudice che l’imputato è innocente (il che può essere difficile anche quando sia la verità), o che il reato si estingua per prescrizione, per lui si tratta di successo professionale. E volete che sia favorevole a una riforma che riduca o addirittura elimini le possibilità di questo successo?

Che volete che dicano i magistrati sulla riforma della prescrizione? Un pm che ha lavorato come una bestia per anni, un giudice che ha condotto un dibattimento lungo e faticoso; possono mai essere favorevoli al mantenimento di una prescrizione che ammazza circa il 40% dei processi che sono costati tanto impegno?

Che volete che dicano i cosiddetti colletti bianchi (i colletti neri non hanno di questi problemi, i reati che commettono loro non si prescrivono quasi mai) e i politici che sono loro avvinti da reciproci interessi?

Possono, politici, imprenditori, professionisti, le categorie nelle quali ci sono quelli che praticano corruzione, falso in bilancio, frode fiscale, insider trading, turbative d’asta, accettare una riforma che chiude l’uscita di sicurezza da processi che sono costruiti per durare una vita e lasciarli «assolti, assolti», come disse un celebre avvocato quando il suo cliente beneficiò appunto della prescrizione?

Sono tutti acquaioli le cui alate argomentazioni (incivile, immorale, inumano e via così in una scala di crescente affettata indignazione) preludono a una conclusione che potrebbe essere anticipata e riassunta in una sintesi inequivoca: a me fa comodo così.

Fuori dalla logica dell’acquaiolo, i termini del problema sono questi.

La prescrizione esiste in tutti i Paesi civili. Dopo un po’ di tempo, lo Stato perde interesse a perseguire e punire gli autori di un reato. Scaduto il termine previsto dalla legge, non si può più procedere. E però: se lo Stato inizia un procedimento penale, prova più evidente che ha interesse a individuare l’autore del reato e a metterlo in prigione, non c’è. Quindi la prescrizione si blocca e tutti a lavorare. Poi ogni Paese ha un suo sistema processuale e arriva alla fine in tempi diversi. Ma alla fine ci arrivano tutti.

Meno l’Italia. Da noi la prescrizione non consiste solo nel tempo trascorso dal momento in cui il reato è stato commesso a quello in cui si comincia a procedere; ma anche nel tempo durante il quale si procede. Insomma, quando parte non si ferma più. Se la condanna arriva prima che il termine di prescrizione sia decorso, bene. Se no, chiasso finito: il lavoro fatto si butta dalla finestra (magari c’è stata condanna in primo e secondo grado e si è in Cassazione per un ricorso delle balle su una presunta nullità processuale) e l’imputato è «assolto».

La cosa è ancora più grave perché il termine di partenza è uguale per tutti i reati: il momento in cui il delitto è stato commesso. Il problema sta nel fatto che, se vi rubano il motorino, voi denunciate il furto ai carabinieri il giorno stesso e le indagini partono subito. Ma se si tratta di una frode fiscale, le indagini partono nel quarto o quinto anno successivo, quando l’Agenzia delle entrate procede all’accertamento (sempre che lo faccia); e se il «nero» è stato utilizzato per corrompere qualcuno, che sia stata commessa una corruzione lo si sa ancora dopo.

Quindi le indagini partono con molto ritardo ma il tempo trascorso viene comunque contato per la decorrenza del termine finale. Nel caso di una frode fiscale, il termine massimo di prescrizione è di 7 anni e mezzo. Perciò, nella realtà quotidiana ci sono da 2 a 3 anni mal contati per indagini, Tribunale, Appello e Cassazione. Non si arriva in Appello, spesso nemmeno in Tribunale. E pensate che gli avvocati (e i loro clienti) siano disposti a privarsi di uno strumento come questo? Non è questione di diritti umani e compagnia cantante. Qui di soldi si tratta.

Bene, basterebbe semplificare il processo: una cosa rapida, efficiente e, anche tenendoci la prescrizione «italiana», alla sentenza definitiva di condanna o assoluzione ci si arriverebbe. Ma il problema sempre lo stesso è. I soldi. In Italia ci sono 250 mila avvocati (in Francia 40 mila). A Torino ci sono più avvocati che a Manhattan. I dipendenti dello Stato impegnati nella Giustizia sono circa 45 mila (escluse – naturalmente – le forze di Polizia). Quanti perderebbero il lavoro con un processo spogliato e di tutte le formalità inutili, di tutte le memorie superflue, con un solo grado di giudizio e un ricorso, per soli motivi di diritto, in Cassazione? Quanti guadagnerebbero molto di meno? La Giustizia è un enorme ammortizzatore sociale. Inefficiente, irrazionale, improduttiva; ma dà da mangiare a tantissime persone. Che è il motivo per cui ogni riforma del processo penale è aria fritta, specchietto per allodole elettorali, discorsi fatti di niente.

È così che siamo arrivati a questo punto. Con una prescrizione che, se allungata, permetterebbe di mandare in galera tanti delinquenti (soprattutto quelli più pericolosi, che ne beneficiano regolarmente: politici e colletti bianchi); e che però allungherebbe a dismisura processi già infiniti e terrebbe sulla graticola gli imputati per tempi insopportabili. Il che, per gli innocenti, è davvero iniquo, inumano, inaccettabile ecc. ecc. e che, d’altra parte, se ridotta o anche lasciata così com’è, costituisce una garanzia di impunità per i colpevoli (sempre quelli più pericolosi di cui sopra).

Parafrasando Lenin: che fare? Escluso quanto necessario (un processo penale rapido ed efficiente avrebbe conseguenze sul piano occupazionale pari a 2 o 3 Ilva e a un paio di decine di Alitalia), niente. Come sempre.

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