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La risposta del Tesoro: avanti con le cessioni e gli stimoli alla ripresa

Tecnicamente si chiama effetto “palla di neve”, come una pallina che scivolando per i crinali della montagna pian piano si ingrossa, diventando una valanga. Ai conti italiani, al debito pubblico che Bruxelles ritiene fuori linea, sta succedendo questo. E questo spiegherà il governo nella lettera di risposta alla Commissione Ue, che partirà entro domani: l’economia cresce meno del costo degli interessi, e il debito, anche senza fare nulla, aumenta.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ne ha parlato ieri con il premier Giuseppe Conte e oggi vedrà anche Matteo Salvini: per il momento, alla Ue verrà recapitata una risposta tecnica, adducendo i “fattori rilevanti” che secondo il governo hanno prodotto un aumento del rapporto tra debito e prodotto interno lordo, nel 2018 (dal 131,4 al 132,2%), poi quest’anno (al 132,6%). Subito dopo la risposta italiana partirà, come sempre, il negoziato con la Commissione, che potrebbe proporre una decisione sull’apertura di un’eventuale procedura d’infrazione contro l’Italia già all’Ecofin del 14 giugno in Lussemburgo. Cosa difficile in tempi normali, ma da non escludere oggi con gli animi surriscaldati sia a Roma che nelle altre capitali europee.

Quello che serve per ridurre il debito pubblico e arrestare la “palla di neve”, dirà il governo, è solo una maggior crescita dell’economia, che va assecondata. Il prodotto interno lordo nominale (considerando anche l’aumento dei prezzi), doveva salire del 2,3%, ma quest’anno, vuoi per l’inflazione bassa, vuoi per i fattori internazionali che incidono sulla crescita reale (praticamente nulla), si fermerà all’1,2%. Mentre i tassi e la spesa per gli interessi aumentano più velocemente, spingendo il debito.

Per fermare la sua corsa ci sono due strade. Una spinta sulla crescita dell’economia, la strada che il governo vorrebbe seguire. Oppure una manovra di bilancio restrittiva che faccia aumentare l’avanzo primario, cioè il saldo tra entrate e spese al netto degli interessi, operazione che Conte e Tria vorrebbero assolutamente evitare, perché finirebbe, a sua volta, per deprimere la crescita.

La manovra correttiva, come il governo ha scritto nel Def e ribadirà nella lettera alla Commissione, sarebbe “tecnicamente” controproducente. E anche ingiustificata, perché Tria è convinto che la piena attuazione della manovra di quest’anno porterà i suoi risultati. Gli stimoli alla crescita stanno funzionando, con le partite Iva e gli incassi tributari che crescono (e aumenteranno ancora con la fatturazione elettronica), e alla fine i tassi e lo spread scenderanno, portando benefici sia al deficit che al debito.

Resta, tuttavia, l’incognita delle privatizzazioni. Al 132,6% di debito di quest’anno ci si arriva solo grazie all’incasso di 18 miliardi di euro con le privatizzazioni, che oggi nessuno vede all’orizzonte. Nella lettera il governo ribadirà il suo impegno a realizzarle, insieme alle dismissioni immobiliari, per le quali c’è un piano già a buon punto. Ma è un obiettivo estremamente ambizioso, e mai realizzato prima da un governo nel corso di un solo esercizio di bilancio.

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