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La risposta alla Ue: misure ma niente sacrifici

I mercati continuano a dare al governo segnali non rassicuranti. Ieri il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si è nuovamente impennato in apertura, arrivando a toccare come due giorni fa i 188 punti base, per poi ripiegare leggermente in chiusura a quota 182. Per acquistare i nostri titoli decennali il mercato chiede ormai un rendimento del 2,27% annuo, a fronte dello 0,43% di cui si accontenta per i Bund tedeschi. Ed in un contesto in cui l’Italia ha perso l’ultima “A” nelle valutazioni del debito da parte delle agenzie di rating, e con la prospettiva di un progressivo abbandono delle condizioni estremamente accomodanti della politica monetaria della Bce, anche i mercati danno la loro spinta perché il governo assecondi le richieste della Ue, evitando una procedura d’infrazione sui conti pubblici.

Il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia sono in contatto continuo, e probabilmente, anche se non è stato ancora fissato un appuntamento, si incontreranno oggi per definire i contenuti della risposta da inviare entro la serata a Bruxelles, che sarà subito resa pubblica. L’impegno a correggere i conti ci sarà (la Ue ha chiesto una riduzione strutturale del deficit pubblico di 3,4 miliardi), ma difficilmente il governo si spingerà in una descrizione dettagliata delle misure. La strada è comunque stata già definita da Padoan e Gentiloni in accordo con il segretario del Pd, Matteo Renzi, determinato a tornare presto in sella e mai troppo distante dagli affari di Palazzo Chigi. Non a caso, il suo fedelissimo, Luca Lotti, ministro per lo Sport, ha ottenuto da Gentiloni la delega al Cipe, il comitato interministeriale che delibera sui grandi investimenti pubblici.

L’aggiustamento dei conti del 2017 non sarà episodico o estemporaneo, e dunque etichettabile come una brutale «manovra bis», ma inserito nel quadro dell’ordinaria programmazione di bilancio. In una strategia che, come verrà quasi certamente ribadito dalla missiva per Bruxelles, prevede il proseguimento delle riforme strutturali avviate dal governo Renzi per accompagnare e rafforzare la crescita dell’economia. Garantendo al tempo stesso il finanziamento delle spese per fronteggiare l’emergenza terremoto e la conseguente messa in sicurezza del Paese, che secondo il governo non dovranno essere conteggiate nel calcolo del deficit pubblico messo sotto osservazione dalla Commissione europea, perché legate ad un evento eccezionale.

In ogni caso, gli interventi per la riduzione del disavanzo pubblico, dal 2,6% indicato nei documenti del governo, al 2,4% chiesto dalla Commissione, non dovranno pregiudicare la possibilità di una crescita dell’economia dell’1%, un obiettivo che il governo vorrebbe ribadire nel Documento di economia e finanza di aprile. Saranno dunque misure il più possibili indolori sulla crescita. Non ci saranno nuove tasse, e un aumento della pressione fiscale complessiva, che deprimerebbe l’attività economica e sarebbe insostenibile in chiave elettorale, o tagli di spesa consistenti. Si punterà verosimilmente a rafforzare le misure di contrasto all’erosione e all’evasione fiscale, garantendone il gettito anche con clausole di salvaguardia «amministrative», dunque con l’impegno a contenere gli stanziamenti di spesa, anche quelli dei ministeri, in caso di insuccesso o di riuscita parziale degli interventi.

In prima battuta, secondo quanto trapelato nei giorni scorsi dal ministero dell’Economia, si punterà ad estendere l’inversione contabile dell’Iva, il cosiddetto «reverse charge», applicato agli appalti, al settore edile e al commercio all’ingrosso dei prodotti «hi-tech», ad altri comparti, a cominciare dalla grande distribuzione. E ad ampliare il meccanismo dello «split payment», dove lo Stato versa direttamente a sé stesso l’Iva dovuta ai suoi fornitori di beni e servizi. Tra le idee che prendono quota, c’è anche il rafforzamento della «voluntary disclosure», cioè l’autodenuncia dei redditi nascosti al fisco, con il pagamento delle tasse su tutti i periodi d’imposta accertabili e sanzioni ridotte.

Mario Sensini

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