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La riservatezza si paga con il bollo

di Angela Monti

Il provvedimento di attuazione delle norme che hanno introdotto l'imposta di bollo speciale annuale e l'imposta straordinaria sui prelievi delle attività finanziarie "scudate" che è stato adottato dal direttore dell'agenzia delle Entrate il 14 febbraio 2012 chiarisce alcuni dubbi interpretativi in merito alle modalità di applicazione dell'imposta e al mantenimento del regime di anonimato.
Si tratta di dubbi che né la relazione governativa, nè la relazione del ministero dell'Economia e delle Finanze erano riusciti a dirimere.
Nella relazione ministeriale viene precisato che il pagamento dell'imposta speciale di bollo «consente di continuare a mantenere la segretazione nei confronti dell'amministrazione finanziaria» e che l'imposta «non è dovuta dai contribuenti che scelgono di rinunciare all'anonimato».
A nostro avviso ciò non vuol dire che si possa rinunciare alla riservatezza mantenendo i conti e i rapporti così come erano stati aperti al momento dello scudo. Il secondo capoverso del comma 9, articolo 19 del Dl 201/2011 prevede, infatti, che nei confronti dei contribuenti che hanno perso l'anonimato per essere stati segnalati all'agenzia delle Entrate dagli intermediari che avrebbero dovuto applicare e versare l'imposta, questa «è riscossa mediante iscrizione a ruolo ai sensi dell'articolo 14 del Dpr 602/1973». Il comma 10 prevede, inoltre, che «per l'omesso versamento dell'imposta di cui al comma 6 si applica una sanzione pari all'importo non versato».
In altre parole ciò sta a significare che l'imposta di bollo speciale è comunque dovuta, a meno che il conto segretato sia stato trasformato in un conto ordinario.
Ciò viene chiarito nel recente provvedimento di attuazione di cui si è detto, nel quale si legge che «qualora il contribuente abbia trasferito il conto segretato presso altro intermediario senza mantenere il regime di riservatezza, l'imposta di cui al comma 6 dell'articolo 19 del decreto non è dovuta. Tuttavia, considerato che detto trasferimento è equiparabile a un prelievo, l'intermediario presso il quale detto prelievo è stato effettuato è tenuto a segnalare il nominativo del contribuente all'Amministrazione finanziaria».
E ancora che «la segnalazione è altresì dovuta qualora il contribuente abbia chiuso il conto segretato tra il 7 e il 31 dicembre 2011 e non abbia fornito la provvista per il pagamento dell'imposta di cui al comma 6 dell'articolo 19 del decreto».
Pertanto, l'unico modo per evitare il pagamento dell'imposta di bollo speciale è quello di trasformare il conto segretato in conto non riservato.
Per i contribuenti che hanno effettuato il rimpatrio giuridico le alternative possibili, pertanto, sono le seguenti:
1) apertura di un rapporto ordinario presso un intermediario residente;
2) apertura di un diverso rapporto presso una fiduciaria (anche la stessa) mantenendo gli assets all'estero ma sottoponendo il conto alla disciplina propria dei conti presso gli intermediari residenti, con conseguente applicazione degli obblighi di comunicazione ex articolo 32 del Dpr 600/1973;
3) mantenimento degli asset all'estero con conseguenti obblighi di compilazione del quadro RW e dei relativi quadri reddituali nella dichiarazione.
Quest'ultima soluzione va valutata con attenzione contemperando le esigenze di semplicità di redazione della dichiarazione (peraltro spesso sopravalutate) e quelle concernenti l'aggredibilità degli assets (tema, questo, da analizzare anche in considerazione delle convenzioni internazionali sulla mutua assistenza in sede di esecuzione).

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