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La riscrittura dell’Oic appesantisce i crediti verso le partecipate

I crediti verso le società partecipate rappresentano una delle poste più delicate del bilancio 2014 in chiusura, specialmente se di difficile recupero. L’aggiornamento dei principi contabili si incrocia con la prassi dell’Amministrazione finanziaria e il risultato, molto spesso, rischia di concretizzarsi in una totale indeducibilità di queste somme, anche quando il loro recupero – eventualmente tentato – si rivela infruttuoso. Ma andiamo per gradi.
Trattamento contabile
Contabilmente, il credito verso la società partecipata è iscritto alla voce B.III.2 o C.II dello Stato patrimoniale, a seconda che si tratti di posta immobilizzata (come accade generalmente per i crediti di natura finanziaria) o dell’attivo circolante (crediti commerciali); un’ulteriore lettera minuscola (nelle immobilizzazioni) o numero arabo (nel circolante) distingue i crediti vantati verso le società controllate, da quelli in essere verso le collegate ovvero verso società partecipate in misura meno significativa, comprese quelle assoggettate a comune controllo (cosiddette “consorelle”).
Per le voci immobilizzate vanno indicati separatamente gli importi esigibili entro l’esercizio successivo, mentre per le voci del circolante la specifica riguarda gli importi esigibili oltre tale scadenza. Le garanzie prestate, direttamente o indirettamente, a favore di queste imprese devono essere iscritte nei conti d’ordine, ai sensi dell’articolo 2424, comma 3, del Codice civile (principio Oic 22). L’informativa riguardante le operazioni con le parti correlate va fornita in Nota integrativa, secondo le indicazioni contenute nell’appendice «G» del principio contabile Oic 12, oltre che nella relazione sulla gestione (articolo 2428, comma 3 del Codice civile).
Le interrelazioni tra bilancio e disciplina fiscale sono particolarmente sensibili quando questi crediti vengono meno, per volontà dell’impresa partecipante o per motivi esogeni. L’eliminazione contabile può, infatti, avvenire per diverse ragioni, ed è opportuno distinguere sia la natura del rapporto in essere sia la motivazione che porta alla cancellazione del credito:
sotto il primo aspetto, assume rilevanza la separazione tra crediti commerciali e prestiti (di natura finanziaria);
dal secondo punto di vista, possiamo invece distinguere tra rinunce volontarie, forzate, transazioni, procedure concorsuali, ed altre cause di svalutazione.
La novità
Il “vecchio” principio contabile Oic 28 trattava esclusivamente della rinuncia della società partecipante al finanziamento in essere, prevedendo, in caso di esplicita rinuncia al diritto di restituzione (sia se finalizzata alla copertura delle perdite che a un futuro aumento di capitale) il passaggio dell’importo a riserva di capitale della partecipata, come posta del patrimonio netto. Per la partecipante, l’ammontare del credito diviene componente del costo della partecipazione, nei limiti del valore iscrivibile di quest’ultimo. È altresì possibile che il credito venga utilizzato per compensare il debito del socio sorto per la sottoscrizione di un aumento di capitale, ipotesi che va tenuta distinta dal conferimento di crediti, che costituisce un apporto in natura.
Al di là di quest’ultima ipotesi, per cui nulla è mutato, la nuova stesura del principio contabile Oic 28 estende il trattamento illustrato precedentemente a tutti i crediti soggetti a rinuncia da parte del socio, indipendentemente se di natura finanziaria o commerciale. In entrambi i casi, quindi, la contropartita contabile “naturale” della “trasformazione” del credito/debito è costituita per la partecipante dall’incremento del costo della partecipazione, mentre, per la partecipata, dall’iscrizione di una posta di patrimonio netto, eventualmente utilizzabile a copertura perdite.
Questa estensione ai crediti commerciali parrebbe, in prima battuta, fornire un importante assist alle tesi dell’Agenzia delle Entrate, la quale ha sempre nutrito molta diffidenza verso queste operazioni “infragruppo”, chiarendo che:
gli atti realizzativi che intercorrono tra soggetti non indipendenti presentano «un più alto profilo di rischio» da valutare, attualmente, nell’ottica della disciplina antielusiva (articolo 37-bis del Dpr 600/73) e, dopo la prevista attuazione della delega sulla riforma tributaria, dell’abuso di diritto (circolare 26/E/2013);
la rinuncia del credito verso la società partecipata determina sempre la capitalizzazione al costo della partecipazione (articolo 94, comma 6 del Tuir, risoluzioni 41/E/2001 e 152/E/2002), senza possibilità di transito a conto economico, e l’eventuale svalutazione di quest’ultima è sempre indeducibile (risoluzione 90/E/2005).

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