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La riscossione non farà sconti

Con l’ultimo schema di legge europea 2013-bis il legislatore nazionale torna a trattare il tema della riscossione lampo dei diritti doganali, estendendone la portata anche all’Iva all’importazione. La legge di stabilità 2013 (articolo 1, comma 544, legge 228/12) aveva infatti stabilito che, per i debiti fino a mille euro, la procedura relativa alle azioni cautelari ed esecutive va esercitata non prima di 120 giorni dalla comunicazione del debito. Tale franchigia verrebbe definitivamente esclusa dall’articolo 8 della legge comunitaria bis «in relazione alle entrate che costituiscono risorse proprie iscritte nel bilancio dell’Ue e all’Iva all’importazione».
La novella offre lo spunto per alcune riflessioni. La relazione di accompagnamento alla legge, infatti, riferisce che la norma della legge di stabilità, se applicata alla riscossione coattiva delle risorse proprie tradizionali comporterebbe un allungamento dei tempi in contrasto con gli obblighi imposti dalle norme comunitarie in materia di accertamento e riscossione di tali risorse, come anche recepite con l’articolo 9 del Dl 16/12. Inoltre, si apprende che l’articolo è finalizzato a rendere inapplicabile la disposizione sulla riscossione rallentata per i debiti inferiori a mille euro con riferimento alle risorse proprie tradizionali e all’Iva all’importazione, la quale si configura «per costante giurisprudenza della Corte di cassazione come assimilabile ai diritti di confine».
Degno di nota è proprio il tema dell’Iva all’importazione, ancora una volta equiparata alle risorse proprie per il mero fatto che anche per la giurisprudenza di legittimità si configura come un diritto di confine. Qui la disposizione appare infatti in qualche modo censurabile – o comunque meritevole di approfondimento – in quanto il legislatore insiste con l’equiparazione dei diritti di confine (definizione tutta nazionale, di cui al Tuld del 1973) con le risorse proprie, che invece sono i dazi doganali e, tra l’altro, i proventi dell’Iva, ma non ovviamente l’imposta in sé.
Altrimenti, non potrebbe non accettarsi la difficilmente sostenibile conclusione per cui, seguendo il dettato del Tuld, vanno assoggettati alla riscossione lampo tutti i diritti di confine quali, ad esempio, i diritti di monopolio, le sovrimposte di confine ed ogni altra imposta o sovrimposta di consumo a favore dello Stato.
E invece, una cosa appaiono essere le norme sulla riscossione dei dazio, perché solo a questo fa riferimento la norma Ue contenuta nel codice doganale di cui al Regolamento 2913/92, altra cosa sono i diritti di confine, in relazione ai quali l’esigenza di speditezza è una preoccupazione che si è posta solo il legislatore nazionale.
Oltre alla norma della legge comunitaria in commento, il discorso rimane di portata più ampia perché coinvolge proprio lo stesso Dl 16/12. La predetta norma, infatti, ha disposto sulla riscossione accelerata in materia di risorse proprie della Comunità europea «e della connessa Iva all’importazione», stabilendo che gli atti di accertamento emessi dall’agenzia delle Dogane e dei Monopoli diventano esecutivi in 10 giorni, con termini perentori per il pagamento delle somme contestate e assai ridotti per l’inizio della procedura di riscossione.
Questa accelerazione è discutibile non solo in ordine alle risorse proprie – si pensi solo alla disparità di trattamento nella riscossione tra diverse imposte o alla sostanziale inaccessibilità delle sospensioni giudiziali – ma anche e soprattutto all’Iva all’importazione, diritto di confine, forse, ma non propriamente definibile come risorsa tradizionale della Ue.

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