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La riscossione mostra i denti

di Debora Alberici 

La società di riscossione può pignorare direttamente i beni del debitore dell'azienda, con un paletto in caso di fallimento: l'imprenditore (debitore del fisco) può infatti opporre il divieto di azioni esecutive individuali in pendenza di procedura concorsuale. È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con sentenza 20294 del 4/10/11, ha accolto il ricorso di una compagnia di assicurazione, già in liquidazione coatta amministrativa, che si era opposta al pignoramento dell'esattore sui beni di un suo debitore facendo valere il principio in base al quale è vietato procedere ad azioni esecutive individuali in pendenza di procedura concorsuale.

Gli Ermellini, dopo aver confermato la validità del pignoramento dell'esattore presso i terzi hanno fissato un importante paletto in relazione alle aziende sottoposte a procedura concorsuale. «In caso di ordine di pagamento diretto al terzo debitore», scrive il Collegio, «intimato per credito tributario dall'esattore ai sensi dell'art. 72-bis dpr 29 settembre 1973, n. 602, e succ. mod., il debitore in liquidazione coatta amministrativa può far valere, con il rimedio dell'opposizione all'esecuzione, il divieto di azioni esecutive individuali in pendenza della procedura concorsuale». La sentenza ripercorre le norme passate e quelle approvate di recente, oltre ad alcune sentenze della Consulta, secondo cui è perfettamente legittima la procedura di pignoramento sui beni de debitore dell'impresa contribuente. In particolare con l'ordinanza 393/2008 i giudici di Palazzo della Consulta hanno sottolineato che «la facoltà di scelta del concessionario tra due modalità di esecuzione forzata presso terzi (così avallando l'interpretazione dell'istituto quale specie dell'espropriazione di tal fatta) non crea né una lesione del diritto di difesa dell'opponente né una rilevante disparità di trattamento tra i debitori esecutati, sia perché questi sono portatori di un interesse di mero fatto rispetto all'utilizzo dell'una o dell'altra modalità e possono in ogni caso proporre le opposizioni all'esecuzione o agli atti esecutivi di cui all'art. 57 del dpr n. 602 del 1973, sia perché non sussiste «un principio costituzionalmente rilevante di necessaria uniformità di regole procedurali». In sostanza, ad avviso del Collegio di legittimità, restato inane il tentativo di conseguire direttamente o in via spontanea o bonaria il pagamento diretto da parte del terzo, l'esattore non ha altra scelta che quella di dar corso a un'ordinaria forma di pignoramento presso terzi, con la notificazione dello speciale atto di citazione previsto dall'art. 543 cpc. La vicenda riguarda una grande compagnia di assicurazione indebitata con il fisco. La società di riscossione, dopo l'avvio della procedura concorsuale della contribuente, aveva pignorato dei beni presso una banca, debitrice dell'assicurazione. Questa ha promosso opposizione avvalendosi del divieto di azioni esecutive individuali in pendenza di procedura concorsuale.

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