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La risalita dell’euro sul dollaro «Mercati, ora un controllo europeo»

La Banca centrale europea accelera sull’unione dei mercati dei capitali. La spinta arriva direttamente dal presidente, Mario Draghi: «Oggi i mercati dei capitali (in Europa, ndr) sono frammentati dalle regole e dalla supervisione — ogni Paese ha il suo supervisore. E sono frammentati dalla legislazione — ogni Paese ha, per esempio, la sua legge fallimentare […] Noi dovremmo lavorare duro per creare un’unione dei mercati dei capitali. Non avrebbe molto senso continuare così come stanno le cose oggi». Draghi ha parlato ieri a Sintra, in Portogallo, al terzo e ultimo giorno del forum delle banche centrali. Tra i partecipanti c’è chi ha letto nel suo discorso un invito non solo a regole più omogenee ma anche a una supervisione meno nazionale e più continentale.

Ed è stato un Draghi sempre più ottimista — pur tra le cautele tipiche del ruolo — quello di ieri: si può essere «relativamente fiduciosi» in un miglioramento della produttività — ha detto il presidente della Bce — «vediamo una ripresa degli investimenti dopo molti anni». Sono parole che vanno nella direzione di una Bce più cauta sulle politiche espansive? Così avevano già chiaramente pensato i mercati dopo altri commenti di Draghi, il giorno prima, sempre abbastanza ottimistici, che avevano tra l’altro trascinato l’euro ai massimi dallo scorso agosto sul dollaro. Ieri tuttavia alcune fonti — riportate dalle agenzie di stampa e considerate vicine al pensiero di Draghi — hanno definito esagerate le interpretazioni dei mercati, sottolineando «la necessità di proseguire con le misure di stimolo» senza segnalare immediate strette monetarie. Secondo le stesse fonti — non ufficiali e non confermate — l’intenzione di Draghi è di ipotizzare per settembre le prime discussioni su un’eventuale riduzione dello stimolo monetario, ma senza la certezza di arrivare a una decisione in tal senso. Insomma nessun impegno, anche se la possibilità, prima o poi, non viene esclusa. Come non sarebbe pure esclusa, sull’altro versante, l’ipotesi di ulteriori allentamenti monetari nel caso, per esempio, di un euro troppo forte. E proprio la moneta unica ieri è stata al centro dell’attenzione degli operatori. Prima, dopo l’invito a una maggior cautela nell’interpretare il Draghi-pensiero, ha perso terreno, ma poi è tornata a salire fino a toccare il nuovo massimo annuale di 1,1393 dollari.

Lo stesso Draghi ha affrontato il delicato tema della comunicazione. «Una fonte di grande incertezza sui mercati — ha detto — poggia sulle diverse posizioni che i vari Paesi occupano nella ripresa e quindi sui diversi atteggiamenti di politica monetaria. Il bisogno di comunicare ai mercati dipende da questo, ma non è semplice arrivarci».

Quali che siano le probabilità di un cambio di politica monetaria a Francoforte, a Londra già si parla di possibili aumenti dei tassi, ora al minimo storico, come quelli Bce. E secondo il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, anche lui ieri a Sintra, «è probabile che diventi necessaria una riduzione degli stimoli monetari», se la crescita farà scendere la capacità inutilizzata delle fabbriche; tanto che il comitato della banca per i tassi d’interesse potrebbe affrontare la questione «nei prossimi mesi». La sterlina è subito salita ai massimi delle ultime tre settimane sul dollaro. Su anche i tassi dei titoli di Stato.

Giovanni Stringa

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