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La ripresa Ue si consolida

di Adriana Cerretelli

Non brilla ma si consolida la ripresa in Europa, anche se continua a viaggiare a più velocità. Di positivo però ha che comincia ad essere trainata dalla domanda interna e non più solo dalle esportazioni, peraltro favorite dal rilancio del commercio mondiale.

E questo in particolare in Germania che, sul filo del progressivo riequilibrio macro-economico della sua crescita, torna ad essere una potente locomotiva per il resto dell'area euro e dell'Unione. Di negativo ci sono le persistenti incertezze del quadro politico ed economico, la nuova variabile dell'instabilità in Nordafrica e Medio Oriente e le sue ripercussioni sul prezzo del petrolio.

Secondo le previsioni Ue intermedie, annunciate ieri a Bruxelles dal commissario competente Olli Rehn, l'area euro quest'anno crescerà dell'1,6%, leggermente di più dell'1,5% atteso in novembre. Nell'Unione dei 27 il Pil salirà dell'1,8%, contro l'1,7 dei calcoli precedenti. Il tutto però a fronte di un'inflazione che rialza la testa, anche se non ancora in modo preoccupante: 2,2% annuo nell'eurozona, contro un'attesa in novembre dell'1,8%, e 2,5 nell'Ue contro il 2,1. Questa volta le stime Ue si limitano alle 7 maggiori economie dell'Unione (Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda Gran Bretagna e Polonia) che insieme fanno l'80% del suo Pil.

Nel 2011 l'espansione dell'economia tedesca toccherà il 2,4% (contro il 2,2 delle stime precedenti), un tasso più che doppio rispetto a quello dell'Italia, stazionaria all'1,1%, mezzo punto sotto la media euro. Uguale invece il rispettivo tasso di inflazione, che riflette perfettamente la media e fa un balzo dall'1,8 al 2,2% annuo a Roma come a Berlino.

Al secondo posto nella classifica della crescita Francia e Olanda a pari "merito" con l'1,7% (rispettivamente dall'1,6 e dall'1,5%) ma con un'inflazione più contenuta (2% la prima, 1,7 la seconda). Fanalino di coda la Spagna il cui tasso di sviluppo si fermerà allo 0,8% (0,7) con l'inflazione in netta impennata al 2,4% annuo contro l'1,5 precedente. Fuori dalla moneta unica, accelera l'economia della Polonia dal 3,9 al 4,1% di crescita. L'unica a frenare in Europa è quella britannica che passa dal 2,2 al 2%. La prima con un'inflazione al 3,3%, la seconda al 3,4 per cento.

E' comunque sul carovita che Bruxelles teme i peggiori contraccolpi dei rincari del petrolio e delle materie prime). Le sue previsioni sono basate su una media del prezzo del greggio a 102 dollari a barile "secondo un metodo di previsione classico, perchè non siamo preveggenti sulla politica" ha sottolineato Rehn.

Il commissario Ue non si attende, invece, "un forte impatto dei rincari petroliferi sulla crescita europea". La quale potrebbe però risentire tanto delle persistenti incertezze sui mercati finanziari quanto dei programmi di ristrutturazione dei conti pubblici, che potrebbero tradursi in una stretta sulla domanda interna in molti paesi.

Secondo Rehn la lenta crescita dell'Italia rispetto alla media euro è da attribuire al fatto che "beneficia meno di altri, in particolare della Germania, della ripresa del commercio mondiale per la sua minore quota di mercato nelle economie emergenti". Di qui l'invito "alla moderazione salariale che, nel breve periodo, aiuterebbe l'economia italiana a non perdere quote di competitività".

Il problema di fondo, ha continuato il commissario, è comunque aumentare il suo potenziale di crescita. Come?

Puntando su un incremento della produttività e della partecipazione della popolazione attiva al mercato del lavoro. E poi "adottando riforme strutturali coraggiose, indispensabili per preservare la fiducia degli operatori economici e dei mercati finanziari". Per riuscirci l'Italia deve vincere la duplice sfida della "riduzione del debito pubblico e del varo di riforme strutturali davvero incisive".

 

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