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«La ripresa è partita, avanti con le riforme»

L’Ocse promuove il Governo e alza le stime di crescita dell’Italia. Spingendosi a scrivere che «l’insieme dei fattori che sostengono la crescita italiana è il più propizio da molti anni».
Il Pil è previsto in aumento dello 0,6% quest’anno (confermate le stime di marzo, rispetto allo 0,2% dell’outlook di novembre) e dell’1,5% nel 2016 (rispetto all’1,3% di marzo e all’1% di novembre), con un’accelerazione all’1,7% nell’ultimo trimestre dell’anno prossimo. Grazie anche all’effetto congiunto dell’euro debole e dei prezzi del petrolio in forte calo, l’export dovrebbe aumentare del 3,4% quest’anno e del 5,1% nel 2016 (+5,5% a fine anno). E se le esportazioni «continueranno a sostenere la crescita, la ripresa sarà rafforzata dai consumi interni», che dovrebbero salire dello 0,4% nel 2015 e dell’1,1% nel 2016. Gli investimenti fissi lordi, in calo del 3,4% l’anno scorso, dovrebbero ripartire e rafforzarsi, con un incremento dell’1,6% quest’anno e dell’1,9% il prossimo.
Il deficit è previsto al 2,6% nel 2015 e al 2% nel 2016, mentre il saldo corrente registrerà un surplus del 2,6% quest’anno e del 3,4% il prossimo. Il debito, in aumento quest’anno al 133,2% del Pil, dovrebbe iniziare a scendere l’anno prossimo, al 132%.
Il tasso di disoccupazione rimarrà invariato nel 2015 (al 12,7%), ma anch’esso dovrebbe finalmente diminuire (al 12,1%) nel 2016. Mentre sale l’occupazione (dello 0,5% quest’anno e dell’1% il prossimo). Dati che secondo l’Ocse «confermano il fatto che i segnali positivi sul fronte della crescita spingono nuove persone verso il mercato del lavoro».
Al di là dei fattori esterni, l’Ocse sottolinea l’impatto fondamentale del processo di riforme avviato dal Governo. A partire dal Jobs Act, che ha «il potenziale di migliorare drasticamente il mercato del lavoro». Ma l’organizzazione parigina insiste anche sull’importanza della nuova legge elettorale, «destinata a garantire stabilità e ridurre l’incertezza politica». Pur segnalando la vulnerabilità italiana rispetto al possibile protrarsi della crisi greca.
Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha ovviamente commentato con soddisfazione l’analisi dell’Ocse, spiegando che «la composizione della crescita è incoraggiante perché ci sono più investimenti e perché iniziano ad arrivare risultati sul fronte dell’occupazione». Si tratta, ha aggiunto Padoan, di una ripresa graduale, «che sarà pienamente soddisfacente» quando agli aumenti di Pil e domanda si aggiungerà «una forte ripresa del lavoro». Il ministro ha ribadito l’impegno del Governo ad andare avanti, rapidamente, sul terreno delle riforme, citando in particolare la scuola, la pubblica amministrazione e la giustizia civile. E ha escluso il rischio di un contagio greco: «Non c’è alcuna vulnerabilità. Abbiamo pochissimo debito privato nell’economia e siamo tra i Paesi messi meglio nell’Ocse».
Il rapporto semestrale dell’organizzazione si sofferma anche sulle «fragilità del settore bancario», evidenziandone «l’incapacità a supportare efficacemente gli investimenti privati». E invitando a procedere rapidamente verso la creazione di un «mercato secondario dei prestiti non performanti». A proposito di bad bank, Padoan ha assicurato che il Governo varerà «entro l’estate, le misure per trattare le sofferenze bancarie».
Se la situazione italiana e dell’area euro migliora, lo stesso non si può dire dello scenario mondiale, condizionato dagli ultimi dati americani e dal rallentamento cinese. L’Ocse ha rivisto al ribasso la crescita globale (al 3,1% quest’anno e al 3,8% il prossimo) e quella Usa (2 e 2,8%).

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