Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La ripresa della moda accelera con digitale e con la sostenibilità

Nei prossimi giorni e mesi la moda si riprenderà i suoi spazi fisici. A Parigi sfilerà l’haute couture, rappresentata anche da marchi italiani, dal 18 giugno a Milano si terrà la fashion week maschile e alla fine del mese torneranno le fiere fisiche, dal Pitti di Firenze a SìSposa Italia, sempre a Milano. Ma sfilate e fiere sono, se non la punta, solo la parte superiore dell’iceberg visibili grazie alle filiera del tessile-abbigliamento-accessorio (Tma), un sistema che nel 2019 aveva sfiorato i 100 miliardi di fatturato e rappresenta un motore economico e sociale per il nostro Paese, oltre che un volano d’immagine. Il Tma è stato, insieme a turismo, ristorazione e spettacolo tra i settori più colpiti dalla pandemia, ma la ripresa è iniziata, soprattutto nella fascia del medio e alto di gamma. Acceleratori della ripresa – che deve essere veloce, perché il terreno da recuperare è tanto – saranno la sostenibilità e la digitalizzazione, pilastri del Pnrr e del futuro del Tma, come ha spiegato Claudio Marenzi, presidente e ceo di Herno – azienda e marchio di capispalla –, past president di Confindustria Moda e attualmente al vertice di Pitti Immagine. «La nostra filiera, fatta soprattutto da Pmi, lavora sulla sostenibilità ambientale e sociale da molti anni, da prima che il tema diventasse centrale in ogni progetto economico o politico – ha sottolineato Marenzi all’evento “Made in Italy-setting a new course” di Sole 24 Ore, Ft e Sky –. Non c’è spazio per il greenwashing e grazie alle tante certificazioni che aziende di ogni dimensione chiedono e ottengono lo sforzo per limitare in ogni modo gli impatti negativi sull’ambiente è dimostrabile e quantificabile».

Persino un impegno di filiera non basta più: occorre cambiare non soltanto i processi produttivi e distributivi, dall’approvigionamento delle materie prime alla progettazione dei negozi, certo. Non solo, però. «La sostenibilità sta già cambiando il modo in cui stilisti, creativi, manager e gli imprenditori pensano le collezioni e organizzano ogni parte della catena del valore – ha chiarito Marenzi –. Serve poi l’impegno dei consumatori: dobbiamo sentire tutti la responsabilità di un cambiamento culturale e delle nostre abitudini. Per il Tma possiamo riassumerlo con tre R: Reduce, Reuse e Recycle. Le aziende si impegnano da molti anni nel ridurre il consumo di materie prime e investono in progetti di economia circolare, lo stesso deve valere per i clienti finali della moda, cioè per tutti noi». II presidente e ceo di Herno ha poi (in parte) sfatato il mito che la corsa alla sostenibilità sia dettata dal bisogno di soddisfare i consumatori più giovani, coetanei di Greta Thunberg o poco più. «È vero che le nuove generazioni sono più attente all’ambiente, ma non possiamo ancora annoverarle tra i clienti dell’alta gamma. Se poi guardiamo a uno dei più importanti mercati del lusso, la Cina, dobbiamo ammettere che l’attenzione ai temi ambientali è molto inferiore a quella di mercati maturi come Europa e Stati Uniti. Ribadisco – ha detto Marenzi –. Investire in sostenibilità deve essere un impegno comune, consapevole, serio e, non meno importante, certificabile». Impegnativo è pure il percorso delle digitalizzazione: «Per il Tma vuole dire molto più che e-commerce e showroom virtuali – ha concluso il ceo di Herno -. Deve servire per integrare i processi interni alla filiera e, sempre più importante, per proteggerci da minacce esterne e per rendere più efficiente ogni anello del sistema. Digitalizzazione e sostenibilità possono innescare un circolo virtuoso, per il Tma e per il Paese».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La guerra dell’Unione europea contro le "Big Tech" è ormai partita. E sembra non fermarsi. Ieri ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Via il carcere per punire i giornalisti che diffamano, datato 1948, quando vide la luce la legge su...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La prima tranche del Recovery Fund si avvicina alle casse del Tesoro italiano. Un assegno da circa ...

Oggi sulla stampa