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La ripresa del leasing sale in auto

Il leasing in Italia nel 2015 sembra abbia rimesso il turbo. Il numero dei contratti siglati mette a segno un +13,2% e il valore delle operazioni cresce del 5,5% mancando di poco il traguardo dei 17 miliardi. Un aumento di 900 milioni rispetto al 2014. In quell’anno il comparto aveva già fatto registrare un netto miglioramento rispetto agli ultimi anni ma si continua a restare lontani anni luce da quei 49 miliardi di stipulato registrati nel 2007.
«Nel complesso i dati sono molto positivi come si vede dal trend del numero dei contratti rispetto al valore medio – commenta Corrado Piazzalunga, presidente di Assilea -. C’è una maggiore frammentazione ma anche una fortissima crescita del noleggio auto a lungo termine e dei beni strumentali».
Sono infatti questi due i settori che nel corso degli ultimi tre anni sono riusciti a mettere a segno le migliori performance, intorno al 25% nel periodo.
Il terzo comparto core del settore è l’immobiliare che rispetto al 2014 resta in terreno negativo, ma questa flesssione si riduce nell’ultimo trimestre. «In termini assoluti è rimasto stabile ma per l’indicatore “da costruire” si vede un primo impatto positivo mentre per “il costruito” la flessione si riduce – continua il presidente -. Nuove opportunità si presentano grazie alle norme nella legge di Stabilità come il super-ammortamento cumulabile con la Nuova Sabatini e il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nel Mezzogiorno». Anche per questo motivo Piazzalunga guarda con un certo ottimismo al 2016. «Scommettiamo su un trend di sviluppo in linea con quello dello scorso anno – dice – e in un’accelerazione delle operazioni sui beni strumentali che saranno un driver della crescita». In altre parole il giro d’affari dello stipulato dovrebbe raggiungere quota 18 miliardi, «un traguardo realistico». Certo si devono mettere in conto possibili ostacoli macro come gli scossoni delle Borse mondiali, i rally del petrolio, la rivalutazione dell’euro, che si sommano al calo della fiducia delle imprese che, secondo gli ultimi dati dell’Istat, a gennaio è scivolato a 101,5 dal 105,6 di dicembre 2015. «Ma il leasing ha un andamento pre-ciclico, in grado di anticipare la ripresa» ricorda Piazzalunga.
Certo nel 2015 sono state le operazioni legate all’auto a dare il giusto ritmo al mercato. Negli ultimi dodici mesi l’aumento, sia dello stipulato che nel numero dei contratti, è stato vicino al 15 per cento. Ha fatto meglio la parte di “renting” che è arrivata a toccare un +25%. Stabile il numero delle operazioni per i veicoli commerciali con l’aumento (+5%) del valore, mentre i veicoli industriali segnano rispettivamente un aumento del 2,4 e di oltre il 9 per cento.
Per quanto riguarda i beni strumentali l’annata è andata molto bene. L’incremento nel numero dei contratti, secondo le rilevazioni di Assilea, ha sfiorato il 12% con un +4% del valore. Ma soprattutto non sono mancati i grandi investimenti, le operazioni con un taglio superiore ai 2,5 milioni: qui l’aumento di valore è stato di oltre un quarto.
Le criticità maggiori si concentrano nell’immobiliare, dove il “costruito” continua ad arretrare e il “da costruire” mostra un miglioramento nelle operazioni tra i 500mila e i 2,5 milioni.
Nel campo dei contratti legati alle energie rinnovabili, segmento che vale meno di 200 milioni, c’è stato un cambio al vertice. Ora sono in auge le attività legate all’idroelettrico: qui il valore raddoppia grazie ad operazioni che puntano allo sfruttamento degli invasi naturali e per dare maggiore efficienza alle turbine. Crescono a due cifre le altre rinnovabili, mentre il fotovoltaico che nel passato era stato un driver dei nuovi contratti è quasi sparito dai monitor.
Con un aumento vicino al 50% del valore riprende decisamente quota l’aeronavale. A quanto pare l’abolizione della “tassa sul lusso” nella nautica da diporto vede un aumento di oltre il 60% nel valore delle operazioni a parità di contratti. Inoltre cresce il valore delle navi commerciali (+31%) e dell’aeronautico (+74%).
Tra le note dolenti ci sono le sofferenze sugli impieghi che, secondo il presidente, hanno valori inferiori rispetto a quelli dei prestiti bancari a parità di settori core. «In generale – conclude il presidente – c’è un’ulteriore e generalizzata crescita, intorno allo 0,6%, sui crediti leasing e sui finanziamenti bancari rivolti alle società non finanziarie».

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