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«La ripresa c’è, Intesa farà la sua parte»

«Il dollaro che sale e il petrolio che scende, il Qe in arrivo. E poi l’Expo: il 2015 sarà l’anno della ripresa». Appena uscito dal consiglio di gestione dove ha illustrato i conti 2014, ieri Carlo Messina ha appreso del dato relativo alla produzione industriale di dicembre, il secondo consecutivo con un segno più, cosa che non accadeva da più di un anno: in pratica, «un’ulteriore conferma del fatto che il miglioramento delle aspettative sta producendo i primi effetti sull’economia reale – spiega il ceo di Intesa Sanpaolo a Il Sole 24 Ore. Anche dal credito arrivano segnali incoraggianti, le imprese stanno accelerando sugli ordini e in prospettiva anche sugli investimenti: ci sono tutte le premesse per un progressivo ritorno della fiducia». Intesa cercherà di cavalcarlo: «Prevediamo che anche nel 2015 il risparmio gestito sarà il nostro principale driver di crescita, ma se il clima migliora le ricadute saranno importanti anche sugli impieghi e quindi sul margine d’interesse. Bene così».
Quindi i 2 miliardi di dividendi per il 2015 sono alla portata.
Assolutamente: abbiamo individuato una formula che ci consente di creare valore a lungo nel tempo, non solo per gli azionisti ma per tutti i nostri stakeholder: nel 2014 abbiamo erogato 34 miliardi a famiglie e imprese, abbiamo sostenuto spese per il personale pari a 5,1 miliardi e abbiamo versato 2,7 miliardi di imposte. Ora mi sento in grado di prendere fin d’ora un impegno preciso per il 2015: d’altronde, nel quarto trimestre 2014, vista la solidità dei risultati dei primi tre, abbiamo già messo fieno in cascina.
In che senso?
Abbiamo accantonato 200 milioni per l’Ungheria e altri 74 per gli oneri di incentivazione per la progressiva uscita dei 170 dirigenti individuati dall’accordo firmato lo scorso anno. E, visto l’imminente Qe, abbiamo assunto un atteggiamento paziente nella gestione del portafoglio BTp.
Quando venderete i titoli che offrono una plusvalenza?
Abbiamo aspettato l’annuncio di fine gennaio del Qe da parte di Mario Draghi, che – come era prevedibile – ha prodotto un rialzo dei prezzi: le plusvalenze andranno sul primo trimestre 2015.
La preoccupa la situazione greca?
È molto complessa, ma non la vedo come un elemento in grado di determinare una divaricazione da un trend complessivo che ritengo positivo.
Il piano sta dando i suoi frutti prima del previsto. Accelererete alcuni progetti?
Le azioni sono tutte in essere, ma non escludo che sul private banking si possa procedere più rapidi del previsto sulla riorganizzazione. Anche perché è l’unico versante insieme all’asset management in cui, al momento, non mi sento di escludere eventuali acquisizioni o partnership, mantenendo in ogni caso il controllo.
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Marco Ferrando
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Siete sempre dell’idea di quotare la business unit attualmente composta da Intesa Private e Banca Fideuram?
L’opzione è allo studio: se i consigli decideranno per la Borsa, potremmo anche farlo quest’anno. In modo da poter cogliere al meglio eventuali opportunità di M&A.
Il piano d’impresa ha istituito anche la capital light bank, che tra i suoi obiettivi ha anche quello di valorizzare sul mercato portafogli di crediti deteriorati: l’eventuale bad bank di sistema allo studio da parte del Governo proprio non vi interessa?
I nostri livelli di copertura sono i più alti del sistema e ci aspettiamo una ripresa imminente del mercato del real estate, dove si trova la maggior parte dei collaterali che si sono svalutati in questi anni: per questi due motivi non abbiamo alcuna fretta di vendere. Se le iniziative del governo ci consentiranno di vendere con una plusvalenza valuteremo senz’altro, diversamente no.
Come valuta l’iniziativa del Governo di riforma delle popolari?
Ho notato che l’intervento sulle popolari ha risvegliato l’interesse degli investitori istituzionali e questo è un bene.
Voi proprio escludete alcun interesse ad acquisizioni?
Nel modo più assoluto: abbiamo intenzione di utilizzare le nostre riserve di capitale solo per operazioni mirate nel private banking e nell’asset management.
Diversamente, avete detto più volte che le redistribuirete ai soci. Quando prenderete la decisione finale?
Come indicato nel Piano, decideremo nel 2016. Anche perché quest’anno prevediamo che la Bce determini i requisiti di capitale di riferimento per i prossimi cinque anni: siamo al top in Europa, ma prima di decidere aspettiamo di avere un quadro definito.
Nel bilancio 2014 gli accantonamenti sui crediti deteriorati sono scesi del 36% rispetto allo scorso anno, a quota 4,53 miliardi. Il peggio è proprio passato?
È vero, le rettifiche sono diminuite ma ci troviamo con una copertura dei crediti deteriorati al 46,8% e al 62,7% delle sofferenze. Siamo più che equilibrati, come conferma la leadership in Italia e in Europa anche in termini di leverage, che secondo me dovrebbe diventare il vero indicatore di riferimento per la Vigilanza. E intendo battermi per questo.
E la domanda di nuovo credito?
Oltre ai 34 miliardi di nuove linee a medio-lungo periodo erogati l’anno scorso, ne abbiamo messi a budget 42 per il 2015: confermiamo il nostro ruolo di banca dell’economia reale.
Come vi muoverete sulle nuove T-Ltro della Bce previste nel 2015?
L’obiettivo è prendere altri 10 miliardi, la cifra massima che potremo ottenere in base ai migliori calcoli oggi effettuabili, una cifra che si sommerà ai 12,5 miliardi ricevuti nel 2014 e già interamente utilizzati.
Avete rifinanziato anche l’Ilva: un’operazione di sistema?
No, è il sostegno a un’azienda con un potenziale enorme. Di fronte a casi come questi, siano gruppi grandi o piccoli, Intesa Sanpaolo non si tira indietro.
In Ungheria, come accennava, la vita per le banche rimane difficile e avete dovuto accantonare nuove risorse: a questo punto, non varrebbe la pena di vendere come stanno facendo altri operatori internazionali?
Da parte nostra, l’approccio è lo stesso dei crediti in sofferenza: in questi anni abbiamo investito così tanto che non ha senso uscire di corsa in questo momento. Meglio aspettare la ripresa del Paese.
Tornando in Italia, che ne pensa del voto multiplo recentemente introdotto dal governo? Può fare al caso vostro, visto che tra l’altro proprio ora in Sorveglianza si sta ragionando di governance?
È tema di competenza degli azionisti, personalmente non vedo con favore modifiche delle modalità di rappresentanza di chi ha investito nella Banca.

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