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La ripartenza

L’Italia riparte insieme. In modo progressivo ma con misure omogenee per tutte le Regioni. Sulla base, dice il premier Giuseppe Conte in Senato, di «un piano nazionale », frenando le fughe in avanti dei governatori, soprattutto quelli del Nord. Il presidente del Consiglio è prudente: mascherine e distanze di sicurezza, scandisce a Palazzo Madama, «saranno utilizzate finché non sarà trovato un farmaco o un vaccino contro il virus». E per quanto riguarda il distanziamento sociale, si lavora per portarlo anche a un metro e mezzo o due, come stanno facendo alcune Regioni.
La discussione sulla fase 2, che scatterà il 4 maggio, è ancora aperta all’interno dell’esecutivo. Il ministro della Salute Roberto Speranza più prudente, il Pd a spingere per dare segnali chiari di fiducia al Paese. Si sta per varare «un piano di progressive aperture che sia omogeneo su base nazionale e che consenta di riaprire buona parte delle attività produttive e commerciali, tenendo però sotto controllo la curva del contagio in modo da poter reintervenire se si supererà una certa soglia », afferma Conte. Significa che viene meno l’idea di misure diverse regione per regione: ma il piano nelle varie realtà locali potrebbe essere ritoccato in senso restrittivo, ad esempio isolando zone ritenute pericolose o ritardando riaperture. Sarebbe anche la soluzione più gradita al ministro Speranza. Poi ovviamente si terranno sempre sotto controllo la curva epidemica, l’occupazione delle terapie intensive e altri parametri sanitari per decidere eventuali nuovi blocchi.
Quel che è certo è pure che Conte ha frenato sull’ipotesi di far partire qualche settore produttivo prima della fine del lockdown: «Molti cittadini sono stanchi e vorrebbero un significativo allentamento delle misure anti-contagio o, addirittura, la loro totale abolizione – afferma il premier -Vi sono poi le esigenze delle imprese e delle attività commerciali di ripartire al più presto. Mi piacerebbe poter dire: riapriamo tutto. Subito. Ripartiamo domattina. Ma sarebbe irresponsabile». Anche se per alcune aziende forti nell’export nelle quali c’è un rischio basso di contagio, quali automotive, moda e mobilifici, il comitato di “saggi” guidato da Vittorio Colao non esclude la possibilità di una ripartenza il 27 aprile. La task-force di Colao, ad ogni modo, trasmetterà nelle prossime ore la propria relazione a Conte, che scriverà le sue linee guida per il dopo lockdown nel fine settimana.
Ripartenza graduale, dunque, con la maggior parte degli esercizi commerciali che dovranno aspettare almeno due settimane dopo lo sblocco per ripartire, perché in quel lasso di tempo si potrà capire come sarà andato il riavvio. Resterà anche la autocertificazione per gli spostamenti, ma l’importante è che rimangano a casa le categorie a rischio, prima di tutto gli anziani. Per loro, ma anche per i più giovani che al momento sono senza scuola, si potrebbero decidere uscite solo in certe fasce orarie, quando in giro ci sono meno persone che vanno o tornano dal lavoro e dalle altre attività autorizzate.
Chi sarà in ufficio, quest’estate potrebbe essere costretto a rinunciare all’aria condizionata. Ci sono indicazioni dell’Istituto superiore di sanità sul rischio legato ad alcuni impianti. In particolare una forte ventilazione potrebbe spostare le goccioline con il virus emesse da una persona infettata. E servirebbe una disinfezione frequente dei condizionatori. Per battere il virus, insomma, dovremo forse convivere con il caldo.

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