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La ripartenza: Conte frena sulla riapertura. Dal 4 maggio solo industrie al lavoro sette giorni su sette

ROMA — C’è una stella polare che guida Giuseppe Conte in queste ore. Anzi, un timore: «Si riapre solo quando possiamo farlo in sicurezza». Ne discende una conseguenza pesante: anche dopo il 4 maggio la Lombardia – la più in difficoltà nei contagi dovrà comunque valutare se e cosa riaprire, calando le linee guida della task force di Vittorio Colao nella specifica realtà regionale.
È il giorno della frenata. Brusca. Di Giuseppe Conte, che continua a nutrire forti dubbi sulla possibilità di riaprire qualcosa da lunedì 27 aprile e preferisce tararsi già sul 4 maggio. Non solo. Il premier è talmente irritato per le fughe in avanti della Lombardia – e per il pressing di alcune aziende per ottenere il via libera dai prefetti con l’autocertificazione – che per un giorno intero studia un intervento pubblico con cui richiamare Fontana. Poi dal governatore arriva un segnale distensivo, «ascolteremo l’Iss – assicura – e riapriremo gradualmente», e il caso sembra rientrare. È anche il giorno dei dubbi di di Roberto Speranza. Il ministro della Salute mette in fila in Consiglio dei ministri gli argomenti che rendono impossibile far votare per le regionali già a luglio: «Chiudiamo le scuole e poi le riapriamo per le elezioni?». Non esiste, sostiene. E non esiste la possibilità di consentire fughe in avanti nel campo delle riaperture, visto che la situazione è «ancora dura – confida ai colleghi ministri – anzi durissima».
Tutto sembra come rallentare. La task force di Vittorio Colao, ad esempio, ha bisogno di tempo. Nella migliore delle ipotesi fornirà il risultato del suo lavoro giovedì, nella peggiore lunedì prossimo. E lo farà dopo aver assemblato come un puzzle i contributi dell’Iss, dei ministeri, degli altri attori della crisi. Saranno linee guida stringatissime, che serviranno a Conte per gestire la fase 2. E toccherà al premier garantire dal 4 maggio la ripartenza, con criteri di massima da far calzare sui casi delle singole regioni, che potranno a loro volta limitare le riaperture per arginare il contagio di ritorno.
Il piano è questo, in estrema sintesi: dal 4 maggio riapertura del manufatturiero e del commercio collegato, oltre ai cantieri edili: tre milioni di lavoratori sugli otto totali censiti dal Mise. Seguiranno due settimane in cui resterà in vigore il blocco della circolazione interregionale. L’11 maggio, o più probabilmente il 18, via libera ai negozi (i cui dipendenti influiscono molto nel pendolarismo cittadino). E dopo, soltanto dopo, sarà possibile garantire piena libertà di movimento ad anziani e bambini. Non sarà facile spiegare al Paese questa ulteriore richiesta di sacrificio, ma è allo studio per tutelare le fasce più deboli.
Resta però il tema delle riaperture anticipate, lunedì prossimo. Stefano Patuanelli lavora giorno e notte per provare a far ripartire dal 27 aprile quante più attività possibili, rispettando il protocollo sulla sicurezza. Conte e Speranza frenano. Ieri Francesco Boccia ha spiegato alle Regioni che è possibile lanciare qualche segnale fin da lunedì prossimo, ma soltanto se le amministrazioni sono in grado di assicurare la rete di protezione studiata per la fase 2.
Tutto pur di evitare un nuovo boom di contagi. È il timore di Palazzo Chigi, del Pd, del ministero della Salute (Matteo Renzi, invece, continua a spingere: «Ogni settimana che perdiamo costa 10 miliardi al Paese »). E allora si studiano le misure migliori per contenere il virus. Due, tra tanti, sono i nodi che tolgono il sonno all’esecutivo e Colao: a chi affidare i figli dei lavoratori e come garantire il distanziamento sociale nei trasporti. Si valuta di tenere aperte le scuole anche d’estate per i figli di coppie lavoratrici meno abbienti e impiegate in settori essenziali. Si ragiona anche di un’apertura delle attività produttive sette giorni su sette, agosto compreso, in modo da distanziare meglio i lavoratori. Si pensa di scaglionare gli orari degli uffici per evitare l’affollamento dei mezzi pubblici negli orari di punta. Quanto al trasporto locale, saranno predisposti percorsi unidirezionali per entrare e uscire dalle stazioni, oltre a un meccanismo di visualizzazione dei passeggeri per monitorare ed evitare l’affollamento.
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