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La ripartenza

ROMA — La fase 2 è pronta. La task force di Vittorio Colao ha presentato ieri uno scarno documento di cinque pagine, con le linee guida per la ripartenza. Un progetto che il manager ha condiviso prima con Giuseppe Conte, poi – assieme al premier con le parti sociali e gli enti locali. Il 4 maggio, allora, riapriranno alcune attività produttive: il manufatturiero, le costruzioni e i servizi collegati. E saranno consentiti gli spostamenti delle persone, ma con il divieto di movimenti interregionali. «La revisione delle misure di distanziamento sociale – sostiene l’avvocato -non significa un “liberi tutti”. Ma non possiamo chiudere i cittadini in casa per sempre».
Non tutto, per la verità, fila liscio durante le riunioni. Alcuni governatori – uno è il dem Stefano Bonaccini – chiedono di anticipare al 27 aprile alcune riaperture. «Sono preoccupato per l’insofferenza della gente – dice – molti vogliono tornare a lavorare ». Lo stesso sostiene la Confindustria, mentre il premier legge in diretta un lancio d’agenzia in cui i sindacati si dicono ostili all’idea del 27 aprile («è una strada impercorribile ») . «Ascolterà il comitato scientifico – assicura Conte – poi nelle prossime ore deciderò. Non escludo nulla, ma il 4 maggio sarebbe una ripresa più ordinata». Colao, che ha presentato due bozze – una per il 27 aprile, una per il 4 maggio – si mostra freddo: «Tocca alla politica decidere».
Ma non basta. La Cgil chiede che in vista dell’imminente fase 2 venga aggiornato il protocollo sulla sicurezza. L’obiettivo massimo è costruire un meccanismo sanzionatorio realmente stringente per chi viola le regole anti-Covid. O, quantomeno, rendere più solido il protocollo. Un nuovo testo dovrebbe uscire già oggi, con un incontro tra le parti sociali e il governo. «Sarà fondamentale lancia un segnale Conte – rafforzare il protocollo». Nel corso della riunione, inoltre, i sindacati contestano anche il ricorso diffuso delle aziende al meccanismo dell’autocertificazione ai prefetti, che ha già consentito a decine di migliaia di imprese di riaprire in deroga.
A tarda sera, il premier riunisce gli enti locali. E ribadisce la linea. «Andare oltre i primi di maggio avrebbe costi economici e sociali insostenibili ». Il presidente dell’Anci Antonio Decaro chiede però al governo prezzi calmierati per le mascherine, una capienza massima per i trasporti, incentivi alla mobilità alternativa – ad esempio per le bici – e la proroga del bonus per le baby sitter. E il suo vice, Roberto Pella, insiste sulla necessità di replicare il “modello Morandi”, spingendo per lasciare pieni poteri agli amministratori in modo da favorire il rapido rilancio delle opere pubbliche.
Dalle prossime ore sarà il governo a dover tradurre le indicazioni generali di Colao in decisioni politiche. Senza «stravolgere» le misure, ma soltanto «allentandole», e ben consapevoli che bisognerà «tenere sotto controllo la curva e, nel caso, intervenire ». Come? Con un meccanismo che fa scattare in automatico la zona rossa ogni qual volta i numeri dei positivi, la scarsità dei posti in terapia intensiva e la penuria di dispositivi di protezione lo consigli.
Una proposta del manager, invece, sembra già essere stata respinta dal capo del governo: la proroga della quarantena per gli ultrasessantenni. Auspicata dalla task force, bocciata – almeno nella sua declinazione più rigida – dal premier, che ha raccolto nei giorni scorsi un parere giuridico-costituzionale pieno di dubbi su questo scenario. Non significa che non sarà comunque incentivato l’isolamento sociale delle categorie a rischio, quindi degli “over”.
I paletti della ripartenza finiranno dunque in un nuovo dpcm. C’è chi parla di venerdì, ma è possibile che Conte prenda in prestito una data evocativa come sabato 25 aprile per liberare l’Italia dal look-down più rigido. Poi si dedicherà alla ripresa economica. «Ho già pronto un piano per il turismo – si è lasciato sfuggire ieri sera – con un motto per i nostri concittadini: “Andate in vacanza in Italia”».

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