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La riorganizzazione non crea abuso

Nelle ristrutturazioni aziendali, non vi è abuso del diritto se le operazioni possono spiegarsi in modo differente dal mero risparmio fiscale.
A fornire questa importante interpretazione è la Corte di cassazione con la sentenza n. 439 depositata ieri.
I giudici di legittimità, verosimilmente per la prima volta, motivano il loro convincimento anche in base alle previsioni in materia contenute nella delega fiscale, peraltro in gran parte già espresse, in questi anni, dalla Suprema Corte.
La pronuncia trae origine da una contestazione a norma dell’articolo 37 bis del Dpr 600/73 da parte dell’agenzia delle Entrate. Nello specifico una società (A) cedeva la partecipazione di maggioranza in un’altra società (B) ai soci (persone fisiche).
Successivamente acquistava da questi il ramo di azienda di B con esclusione di un immobile che quindi restava nella disponibilità dei soci (persone fisiche)
Ritenendo l’operazione potenzialmente elusiva del regime fiscale dei disavanzi di fusione e di scissione, l’ufficio prima chiedeva chiarimenti e, successivamente, emanava un atto impositivo.
La società evidenziava che l’intera operazione era stata concepita per ragioni economiche finalizzate a ricondurre la società (B) all’interno di una migliore gestione dell’intero gruppo. In questo contesto erano stati utilizzati strumenti giuridici che non avevano serie alternative, se non operazioni più complesse tenuto conto anche della volontà della controparte di mantenere la proprietà degli immobili.
L’ufficio nel contestare l’elusività dell’operazione individuava nell’atto impositivo due distinte alternative:
a) scissione parziale della società B in A del ramo di azienda produttivo, seguita dalla successiva vendita delle azioni di B possedute dalla società A;
b) acquisizione da parte di B della partecipazione di minoranza, successiva incorporazione per fusione e quindi cessione ai soci persone fisiche del diritto di assegnazione dell’immobile.
A fronte di queste alternative, l’Ufficio rilevava che era stata scelta la cessione di partecipazione di maggioranza posseduta dalla società A in B e dell’acquisto del ramo di azienda, usufruendo così del risparmio di imposta conseguente all’ammortamento dell’avviamento del ramo di azienda acquisito, eludendo l’imposta sostitutiva prevista per i disavanzi derivanti da operazioni di fusione e di scissione.
Nel contenzioso instauratosi, sia la commissione provinciale, sia la regionale, condividevano la tesi dell’agenzia delle Entrate e quindi confermavano la pretesa impositiva, annullavano, però, le sanzioni irrogate stante l’incertezza normativa sussistente nella vicenda.
La commissione regionale, pur rilevando che la società aveva proceduto ad una riorganizzazione economica e societaria, riteneva che, tra diverse opzioni negoziali facilmente percorribili, non erano state scelte quelle compatibili con gli interessi del fisco
Nel ricorso per Cassazione il contribuente lamentava, tra l’altro, il sindacato dei giudici di merito nella scelta degli strumenti negoziali, i quali non avevano considerato che le alternative reputate corrette dal fisco erano ben più complesse e presentavano anche varie criticità (l’ipotizzata scissione immobiliare è ad esempio, spesso oggetto di censura, da parte del fisco).
I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso rilevando, innanzitutto, che per consolidato orientamento l’elusività dell’operazione presuppone, tra l’altro, l’esistenza di un adeguato strumento giuridico alternativo alla scelta del contribuente ma funzionale all’obiettivo economico perseguito. Nella riorganizzazione dei gruppi societari, in particolare, devono emergere (per l’elusività) delle manipolazioni o alterazioni di schemi negoziali classici irragionevoli in una logica di mercato, che nella specie non sono stati eccepiti dai giudici.
Inoltre sia la Commissione Europea, sia la legge delega fiscale hanno evidenziato, l’esclusione della condotta abusiva allorchè l’operazione sia giustificata da ragioni extrafiscali non marginali. Nela specie, rileva la Cassazione, non manca la sostanza economica all’operazione che risponde alle legittime esigenze di riordino societario e produttivo peraltro avallate e condivise anche dal giudice di merito.

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