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La rinuncia al credito aumenta il patrimonio

La rinuncia di qualsiasi credito da parte del socio incrementa il patrimonio netto della società. È quanto prevede la nuova versione del principio contabile Oic 28, relativo al patrimonio netto, diffusa dall’Organismo italiano di contabilità (Oic) nella veste di bozza per la consultazione sino al 17 febbraio 2014.
Il documento amplia la previsione dell’attuale principio contabile che, con riferimento ai “Versamenti a titolo di finanziamento” iscritti nella voce D.3 del passivo per i quali la società ha l’obbligo di restituzione, prevede l’imputazione diretta nel patrimonio netto nel caso di rinuncia da parte del socio. In sostanza la rinuncia non può transitare nel conto economico e, pertanto, la scrittura contabile in partita doppia della società è “Debiti a riserve” e non “Debiti a sopravvenienze”.
La nuova versione del principio contabile amplia tale previsione, estendendola a qualsiasi credito, anche commerciale, se la rinuncia da parte del socio è motivata da ragioni di carattere finanziario. Di conseguenza, non rileva la natura del credito, ma rileva la motivazione della rinuncia da parte del socio: la motivazione di carattere finanziario, generalmente, è originata da difficoltà finanziarie della società e, tra l’altro, dovrebbe concretizzarsi in un atto formale.
Ne consegue, che se la motivazione è di carattere commerciale, situazione che può verificarsi per esempio nell’ipotesi di contestazione della fornitura motivata da difetti o altro, il discorso è diverso e la rinuncia al credito costituisce, per la società, una diminuzione dei costi di acquisto o, più frequentemente verificandosi in esercizi successivi, una sopravvenienza attiva.
Nella nuova versione dell’Oic 28 è stata eliminata la parte destinata agli acconti sui dividendi perché le società non quotate, ormai le sole destinatarie dei principi contabili nazionali, non possono distribuirli.
Anche la parte relativa ai conferimenti è stata eliminata in quanto destinata a confluire nello specifico principio contabile che tratterà l’intera materia. Con riferimento ai “Versamenti in conto futuro aumento di capitale”, è precisato che sono iscritti nel patrimonio netto a condizione che non siano restituibili, perché se lo fossero sarebbero iscritti nei debiti. Infine, è stata razionalizzata l’esemplificazione delle riserve di patrimonio netto iscrivibili nella voce A.VII “Altre riserve”, eliminando il riferimento a fattispecie ormai obsolete o particolari quali, la riserva da condono fiscale e la riserva per rinnovamento impianti.
La rinuncia del credito (paragrafo 50) da parte del socio – che si concretizza in un atto formale effettuato esplicitamente nella prospettiva del rafforzamento patrimoniale della società – è trattata contabilmente alla stregua di un apporto di patrimonio. Pertanto, in tal caso la rinuncia dei soci al diritto alla restituzione trasforma il debito della società in una posta di patrimonio netto avente natura di riserva di capitale.
I “Versamenti a titolo di finanziamento” sono quelli per i quali la società ha obbligo di restituzione. Si tratta di importi che devono trovare collocazione in bilancio tra le passività, alla lettera D), punto 3) “debiti verso soci per finanziamenti”. Al riguardo, non è rilevante la natura fruttifera o meno di tali debiti, né l’eventualità che i versamenti vengano effettuati da tutti i soci in misura proporzionale alle quote di partecipazione: l’elemento discriminante va individuato esclusivamente nel diritto dei soci alla restituzione delle somme versate.
Ne consegue che per questa tipologia di versamenti il loro eventuale passaggio a capitale necessita della preventiva rinuncia dei soci al diritto alla restituzione, trasformando così il finanziamento in apporto. Ha così natura di riserva di capitale quella che viene ad essere costituita con la rinuncia al credito vantato dai soci, sia per partecipare alla copertura della perdita, sia per futuri aumenti di capitale.

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