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La riforma secondo Vietti

Immunità per la casta? «No, solo garanzie adeguate alla funzione ». Metterla al Senato? «Quando sapremo cosa farà palazzo Madama ». Non è una scivolata per Renzi rilanciarla mentre si parla di lotta alla corruzione? «Le garanzie costituzionali non dipendono né dalle contingenze, né dal cattivo uso che se ne fa». Reduce da una visita al Quirinale, il vice presidente del Csm Michele Vietti parla con Repubblica del programma Renzi-Orlando sulla giustizia.

Troppi, o troppo pochi, questi 12 punti?
«Io, nel mio ultimo libro «Facciamo giustizia», m’ero fermato a 10…, sarà per la mia inclinazione confessionale al decalogo…».
Ne aggiungerebbe altri? E quali toglierebbe?
«Aggiungerei la revisione dei gradi di giudizio e una seria riforma del sistema penitenziario. Sulla responsabilità civile vorrei capire meglio cosa significhi allinearci all’Europa. Se si tratta di recepire la giurisprudenza di Strasburgo, lo abbiamo già fatto. Resta da allargare la rivalsa, ma questo è un problema di diritto interno».
Fumo negli occhi o c’è del buono?
«È positivo che si sia rispettato l’impegno del 30 giugno. Anche la consultazione popolare è suggestiva. I titoli andranno declinati nei dettagli perché il diavolo si annida proprio lì».
Dopo 20 anni di discussione, «ideologica» dice Renzi, bisogna dibattere ancora o passare ai fatti?
«Per la verità più che dibattere si è combattuto, il che non ha certo giovato a far maturare soluzioni pragmatiche e condivise, ma piuttosto a radicare ciascuno nei pregiudizi. La diagnosi è nota, urge passare alla fase della terapia».
Sul falso in bilancio che stiamo aspettando? Lei era sottosegretario quando fu indebolito. Non è scaduto il tempo per riportarlo alla pena di 5 anni?
«Quell’intervento non fu finalizzato a “indebolire” la fattispecie, ma a proporzionare la pena rispetto al danno. Si vuole ridiscutere l’entità delle sanzioni? Si vuole passare alla procedibilità d’ufficio per tutte le ipotesi? Non ho obiezioni. Credo opportuno mantenere le soglie e punire più severamente il caso in cui il falso miri a procurare provviste in nero per la corruzione. Su questo siamo ancora in tempo».
E la prescrizione? Due anni fa, su Repubblica, lei lanciò la provocazione di bloccare l’orologio dopo il primo grado. Ci si arriverà mai?
«Se non ci si mette mano, i processi penali “brevi” resteranno un’illusione. Quando ne parlai la prima volta sembravo un provocatore, oggi registro con soddisfazione che sono stato buon profeta. L’importante è sapere che questo sarà uno dei capitoli più difficili da scrivere».
Non è singolare che al Senato venga confermata l’immunità? L’abolirebbe?
«Bisogna capire la natura del nuovo Senato per valutare le garanzie dei componenti. Sono favorevole a un ammortizzatore tra l’iniziativa giudiziaria e il mandato parlamentare che eviti una frizione diretta. Non si può tornare all’autorizzazione a procedere per l’abuso che l’ha fatta morire».
Intercettazioni, non è un bavaglio, ma la stretta di Renzi c’è. È opportuno o protegge la casta?
«Veramente ho sentito Renzi parlare di “discussione aperta con la stampa”. Non confondiamo i piani. Una cosa è la responsabilità del magistrato nel garantire la riservatezza su tutto quello che non è strettamente attinente all’indagine; altro è la responsabilità del giornalista che ha un diverso codice deontologico anche rispetto alla privacy. Fare a scaricabarile tra le due categorie non risolve il problema».
C’è una formula per garantire informazione e privacy?
«Ci vuole una vera udienza filtro in cui, nel contraddittorio delle parti, il giudice faccia una selezione tra ciò che è rilevante e ostensibile, e ciò che non lo è, e va distrutto».
In una telefonata sulla Tav (vedi a pagina 21) spunta il suo nome. Cosa ne dice?
«È la migliore dimostrazione di quanto ho detto. I terzi estranei citati a sproposito non devono essere messi in piazza».
Renzi è contro i magistrati?
«Mi rifiuto di concepire la politica giudiziaria come un torneo di calcio in cui si deve per forza tifare per qualcuno».
Se dice che il Csm deve nominare i bravi e non i segnalati dalle correnti, lei si sente tirato in ballo?
«Le due cose non sono contraddittorie, sarebbe auspicabile che coincidessero. È innegabile che non sempre succeda. La soluzione non può essere nominare “marziani”, ma convincere la magistratura associata che se non sarà lei a scegliere i migliori qualcun altro lo farà al suo posto».
Annunci spot. Lei è un avvocato civilista. Renzi promette un processo civile che duri un anno, è credibile?
«Ci spero. Ma la sfida non finisce qui. Il vero collo di bottiglia per i processi è l’appello e la Cassazione è oberata da un numero spropositato di ricorsi. L’intento però è lodevole.
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