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La riforma Renzi al traguardo Meno vincoli alle assunzioni

Mondo del lavoro un po’ più flessibile. Il via libera alla conversione in legge del dl n. 34/2014, infatti, trasforma in norma definitiva la possibilità di assumere a termine senza necessità della giustificazione e facilita (un poco) anche il ricorso all’apprendistato. Insomma, meno lacci e lacciuoli all’arruolamento di manodopera, soprattutto di quella giovanile: l’apprendistato può essere utilizzato, infatti, solo per i lavoratori non avanti con l’età (fino a 29 anni) e il contratto a termine ha sempre rappresentato un canale di primo accesso in azienda (una prova più lunga per i giovani ai primi approcci).

Alle buone intenzioni fanno da contraltare le decisioni assunte dal parlamento, che lasciano ipotizzare una durata breve alle nuove norme, il tempo di qualche punto percentuale in più sulle statistiche occupazionali che vedono l’Italia indietro rispetto agli altri Paesi partner dell’Ue (si veda tabella). Il parlamento ha infatti introdotto una disposizione «di principio» ad apertura del decreto legge per chiarire le finalità dell’intervento normativo d’urgenza e il contesto in cui si inserisce.

Questa nuova norma fa presente che la semplificazione dei contratti a termine è volta a fronteggiare la crisi occupazionale e che interviene nelle more dell’adozione di altri provvedimenti finalizzati al riordino complessivo dei contratti di lavoro e fermo restando che il contratto di lavoro a tempo indeterminato continua a costituire la forma comune di rapporto di lavoro. Il richiamo è espressamente al disegno di legge delega presentato dal Governo al Senato il 3 aprile scorso, che prevede l’introduzione di un nuovo contratto di lavoro c.d. «a tutele crescenti». Tutto lascia pensare, dunque, che il dl n. 34/2014 appena convertito in legge sia un’ennesima misura «tampone» su cui le imprese, pertanto, non possono fare programmi di lungo periodo.

Quanto ai contenuti, l’art. 1 riguarda i contratti a termine e la somministrazione di lavoro a termine, con l’obiettivo di facilitarne il ricorso. L’art. 2 contiene norme in materia di apprendistato, con l’obiettivo di semplificarne la disciplina. In tal caso, tuttavia, c’è stata una parziale marcia indietro rispetto alle originarie norme del dl n. 34/2014 (molto più semplificanti).

L’art. 3 è diretto a garantire la parità di trattamento delle persone in cerca di occupazione in uno degli Stati dell’Ue indipendentemente dal luogo di residenza, nonché, attraverso l’eliminazione del requisito del domicilio, ad ampliare la possibilità di usufruire delle azioni di politica attiva poste in essere dai servizi competenti. La norma è volta a rendere immediatamente operativa la Garanzia per i giovani (Youth Guarantee) che, per usufruire dei relativi percorsi, stabilisce che vengano individuati i requisiti della «residenza» e della «contendibilità» del soggetto, al fine di consentire che i giovani alla ricerca di occupazione possano rivolgersi ad un servizio per l’impiego indipendentemente dall’ambito territoriale di residenza. L’art. 4 concerne il Durc (si veda box in pagina). L’art. 5 demanda a un decreto i criteri per l’individuazione dei datori di lavoro beneficiari delle agevolazioni dei contratti di solidarietà, innalzando di 10 milioni (da poco più di 5 a 15 milioni di euro), dal 2014, il relativo limite di spesa.

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