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La riforma incassa l’ok della Merkel e Berlino apre sull’uso dei fondi Ue

Gli impegni presi sul Patto di stabilità europeo vanno rispettati. Lo chiede Angela Merkel, che però a Milano fa una cauta apertura verso una nuova e più flessibile gestione dei vincoli di bilancio: «Ci sono paesi che devono lottare per rispettare il patto di stabilità, siamo pronti a discutere modifiche da portare al sistema», ha detto la Cancelliera tedesca. Che non ha dettagliato, ma probabilmente alludeva ai fondi europei, di cui 6,4 miliardi stanziati proprio per il lavoro giovanile; ma che se attinti appesantiscono i bilanci statali. Il padrone di casa Matteo Renzi l’ha definita «una frase molto importante ». Come importanti, per lui, sono stati gli avalli del Jobs Act, che Merkel ha definito «un passo importante», mentre il presidente francese ha detto «guardiamo con attenzione alla riforma del lavoro in Italia».

Il terzo vertice europeo sul lavoro in un anno, dopo Berlino e Parigi, non risolve la maggior piaga del Vecchio continente, ma come se ne è detto la “Conferenza di alto livello sull’occupazione in Europa” «tiene alta la tensione e lo slancio» verso una sfida che, se persa, potrebbe annichilire una generazione di europei. O, con le parole di interessato Francois Hollande — che sente i forconi lepenisti alle spalle — «allontanerà i popoli dall’Europa». La disoccupazione europea, ormai all’11,50%, è ancor più intollerabile perché in alcuni paesi, Germania in testa, quasi non si sente, mentre in Italia e Spagna sfiora in 50% tra i giovani. Ma per far crescere l’occupazione servono investimenti miliardari, e i vincoli stretti dei bilanci pubblici li scoraggiano. Per questo nell’occasione Renzi ha potuto giocare di sponda con Hollande, che chiedeva di regolare meglio le politiche di bilancio. Ita- lia e Francia sono i due principali indiziati di non poter, o voler, rispettare il rapporto di deficit al 3% del Prodotto nazionale. Ma durante la conferenza stampa hanno rassicurato la vicina (di posto) Merkel, e i vertici della Commissione e del Consiglio europeo sul rispetto del tetto del 3%. Hollande ha detto che lo farà sfruttando i margini di flessibilità esistenti (e probabilmente con due anni di ritardo);Renzi ha fatto un distinguo concettuale: «Ho le mie idee sul 3%, e le mantengo tutte. È un parametro ideato vent’anni fa, in un altro mondo, quando ancora non c’era internet, e proprio oggi (ieri, ndr) ho letto che per la prima volta le connessioni sono 7,2 miliardi, più degli esseri umani. Comunque io voglio rispettare quel vincolo, e senza intromettermi nelle scelte di Spagna, Francia o altri». Qui ha tirato una frecciata a Merkel, che intanto sorrideva: «Dieci anni fa la Germania con il governo di Schroder superò quel vincolo del 3%. Potremo parlare in futuro di nuovi vincoli, ma non nei prossimi 15 giorni, quindi nella legge di stabilità porremo il vincolo al 2,9%». Merkel si è detta «fiduciosa che Italia e Francia rispetteranno gli impegni » sui conti pubblici, ha il problema di ridurre l’abnorme surplus tedesco, per cui ha dettagliato un piano di spesa da 15 miliardi per introdurre salari minimi e «altri sostegni della domanda interna che saranno utili anche ai nostri vicini europei».
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