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La riforma forense cerca «stabilità»

La legge di stabilità, poi la riforma forense. Al calendario degli ultimi giorni – o più probabilmente delle ultime ore – della legislatura si affidano le speranze degli avvocati per vedere l’approvazione di un riassetto della professione atteso da decenni.
L’accordo sul calendario dell’aula, definito ieri dai capigruppo prima della conclusione dei lavori in Assemblea, prevede che dopo i documenti di bilancio sarà discusso il disegno di legge di riforma della professione forense, per poi chiudere definitivamente i battenti con il decreto legge sulla crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale, cioé il decreto Ilva di Taranto – sempre che arrivi in tempo utile dalla Camera.
Lo scorso mercoledì il testo finale della riforma forense – 67 articoli che attualizzano dopo 80 anni i cardini dell’attività legale – era stato licenziato dalla commissione Giustizia, con il blocco totale dei 160 emendamenti che avrebbero rischiato di inabissare definitivamente il disegno di legge 601-B.
Lo scampato pericolo del l’ostruzionismo in Commissione non basta però a rasserenare l’orizzonte per la categoria – che a fine novembre al Congresso forense di Bari aveva votato a grande maggioranza due mozioni a favore di questo testo di riforma – considerato che incombe ancora la dichiarazione di guerra dei senatori radicali, intenzionati a ripresentare in blocco gli emendamenti oltre a introdurre una pregiudiziale di costituzionalità sul Ddl.
Il testo che arriva in aula in terza lettura, ritenuto perfettibile ma «assolutamente necessario» dagli avvocati, è il risultato di anni di interventi, mediazioni, ritocchi, ma è di fatto l’ultima chance per evitare che la professione venga regolamentata con atti normativi di rango secondario, come previsto dal Dpr professioni dello scorso agosto. Un’eventualità, questa, che secondo il presidente dell’Cnf, Guido Alpa, riporterebbe la professione in una condizione peggiore di quella vigente sotto il regime fascista.
La riforma in attesa del via libera definitivo tocca tutti i pilastri della professione, dalla riserva legale della consulenza alle società tra avvocati, dalla specializzazione alle regole sulla pubblicità, dall’aggiornamento professionale all’obbligo di assicurazione, fino ai compensi, le incompatibilità, le nuove regole per il praticantato e la riforma dei procedimenti disciplinari. È una legge frutto di una serie di compromessi, ma che blinda nel suo esito le prerogative fondanti dei legali – dalla competenza esclusiva degli avvocati per l’attività di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale, a patto che sia svolta in maniera continuativa, sistematica e in forma organizzata, all’esclusione del socio di capitale, ammesso, invece, per le altre professioni. Restano irrisolti alcuni nodi, dall’accesso alla professione alle “immunità” per l’obbligo di aggiornamento – con criteri di esenzione che hanno sollevato qualche legittima preplessità – al riconoscimento delle specializzazioni, ma probabilmente, come ha dichiarato il presidente della commissione giustizia della Camera, avvocato Giulia Bongiorno, «è quello che ci consente di farci scudo dell’indipendenza».

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