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La riforma fiscale va a settembre

di Cristina Bartelli 

La legge delega per la riforma fiscale e assistenziale scalda i motori e si prepara a partire. Dalla camera dei deputati. A rivestire il ruolo di protagonista sarà la commissione finanze, chiamata a indicare l'inizio dei lavori, che dovrebbe coincidere proprio con la ripresa dell'attività parlamentare, e quindi l'11 o il 12 settembre.

Già oggi la commissione ufficializzerà il calendario e anche il nome del relatore. I riflettori sulla legge delega fiscale sono stati riaccesi proprio dal ministro dell'economia Giulio Tremonti il quale martedì scorso, alla camera, parlando della crisi ha ribadito l'esigenza di approvare la riforma fiscale. Sulla quale sono puntati tutti gli occhi degli operatori per il segnale che dovrà dare ai mercati.

Proprio ieri, Jean Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea, ha sottolineato come «nel caso dell'Italia è essenziale che si facciano riforme strutturali e molto rapidamente», sottolineando la necessità di anticipare i tempi del risanamento fiscale. La misura del taglio lineare delle agevolazioni fiscali, indicata nella legge delega e specificata nella manovra correttiva è stata invocata dunque da più parti per un suo possibile anticipo di effetto sui conti.

La dote infatti che arriverà da quella voce è di 24 mld con effetto dal 2013 ma a condizione che entro questa data la manovra non sia approvata.

La legge delega prevede una nuova imposizione sul reddito personale strutturata su tre aliquote: 20, 30 e 40%.

Il criterio base della delega, si legge nel testo che inizierà il suo iter dalla camera a settembre, è quello di applicare le aliquote su di un imponibile per quanto possibile non eroso dai regimi fiscali che nel corso degli anni sono stati introdotti per indirizzare le scelte e i comportamenti del contribuente verso obiettivi che lo stato considerava costruttivamente meritevoli.

Per un restyling del regime è al lavoro un tavolo presieduto da Vieri Ceriani dirigente della Banca di Italia a cui siedono i rappresentanti di professionisti, e imprese. La catalogazione delle voci agevolative è arrivata a 483. Dalla riduzione di questi regimi arriverà una consistente boccata d'ossigeno ai conti dello stato. Questa boccata d'ossigeno è stata definita dalla manovra correttiva. E precisamente da un emendamento approvato nel corso dell'esame lampo in senato. La versione definitiva della legge 111/2011 detta una tabella di marcia e condizioni precise. I regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale subiranno una decurtazione del 5% per il 2013 e del 20% per il 2014. L'automatismo non si avrà qualora entro il 30 settembre 2013 siano adottati i provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale aventi a oggetto il riordino della spesa in materia sociale nonché l'eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale. I numeri ai fini dell'indebitamento netto sono non inferiori a 4 mld di euro per il 2013 e a 20 mld di euro per il 2014. Tornando al disegno di legge delega, che ripropone in moltissime parti la riforma del 2003, sempre a opera del ministro dell'economia, Giulio Tremonti, è previsto anche il riordino del regime fiscale sostitutivo dei redditi di natura finanziaria. Sono tre le direzioni su cui dovranno muoversi per il restyling. Un'aliquota unica (non rientrano nelle modifiche i titoli pubblici o equivalenti) per le ritenute e le imposte sostitutive applicabili sui redditi di capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria non superiore al 20%, facendo salve le applicazioni di minori aliquote introdotte in adempimento degli obblighi Ue. Infine introduzione di un regime transitorio volto a consentire l'applicazione delle aliquote delle ritenute e delle imposte sostitutive previgenti sui redditi di capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria maturati fino alla data di entrata in vigore della nuova disciplina.

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