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La riforma dello sport ora arriva al traguardo

Acquisizione semplificata della personalità giuridica, possibilità di distribuire dividendi, opportunità di acquisire qualsiasi forma societaria. Una nuova definizione di scopo di lucro e un aumento delle tutele per i cosiddetti dilettanti, che comporterà un possibile aumento dei costi del lavoro. La riforma dello sport rivoluzionerà la vita delle Associazioni e delle società sportive dilettantistiche, che si dovranno confrontare con un nuovo registro nazionale che sarà gestito da Sport e salute, la società pubblica che ha inglobato i dipendenti di Coni servizi. Una svolta societaria che, come detto, si accompagnerà alle importanti novità in tema di lavoro sportivo, così come agli interventi sull’impiantistica previsti dalla riforma.

La cronologia della riforma. I cinque decreti legislativi della legge delega (legge 86/2019) sono stati approvati dal consiglio dei ministri venerdì 26 febbraio, in extremis rispetto alla scadenza del 28 febbraio. La delega, invece aveva visto la luce nell’agosto 2019 e il termine per esercitarla è stato prorogato l’anno scorso per l’emergenza Covid. Una parte della delega non è stata attuata; si tratta delle nuove norme per la governance di Coni e federazioni, che avevano sollevato non poche polemiche tanto che lo scorso autunno il testo sembrava pronto a saltare. Quindi la decisione, per la quale sembra aver avuto un peso definitivo l’ex premier Giuseppe Conte, di suddividere l’unico testo elaborato fino a quel giorno in sei decreti legislativi. A fine novembre, il consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare cinque di questi sei decreti, lasciando fuori proprio la parte Coni-federazioni, per la quale è stato approvato a gennaio un decreto legge (dl 5/2021) in discussione al senato. Il dlgs attuativo dell’articolo 5 della legge delega è quello che regolamenta il lavoro sportivo e introduce molte delle novità per Asd (Associazioni sportive dilettantistiche) e Ssd (Società sportive dilettantistiche). Per quanto riguarda il lavoro sportivo, per le associazioni cambierà la prospettiva dei costi da dover sostenere; fino a oggi, gli atleti che operano nei contesti delle federazioni non professionistiche (le uniche professionistiche in Italia sono calcio, basket, ciclismo e golf ma solo al maschile) sono infatti inquadrati come dilettanti «costando» molto meno alle società (banalmente non hanno una iscrizione previdenziale obbligatoria). Dall’entrata in vigore della riforma, prevista per la parte del lavoro sportivo a partire dal primo luglio 2022, anche gli atleti dilettanti saranno iscritti all’Inps. Il dlgs prevede infatti il cambio di nome del Fondo pensione sportivi professionisti, che diventerà il Fondo pensione dei lavoratori sportivi, oltre a stabilire che ci saranno iscritti gli sportivi «a prescindere dal settore professionistico o dilettantistico». Un aumento dei costi che si coniugherà a una nuova definizione di scopo di lucro. In particolare, le Asd e Ssd potranno assumere una qualsiasi delle forme societarie previste dal titolo V del codice civile, nonché quella di Enti del terzo settore. Se non Ets, agli enti dilettantistici sportivi sarà concessa la possibilità di destinare una quota inferiore al 50% degli utili e degli avanzi di gestione a un aumento gratuito del capitale sociale «oppure alla distribuzione.. di dividendi ai soci, in misura comunque non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato». Tra le altre novità, l’abolizione del vincolo sportivo, gli incentivi per spingere il professionismo nello sport femminile e l’inserimento del contratto di apprendistato per gli atleti. Lo sport italiano, insomma, cambia faccia e lo fa dopo quarant’anni dall’ultima legge che lo ha regolamentato, ovvero la legge 91 del 1981, abrogata dalla riforma.

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