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La riforma delle professioni accelera

di Ignazio Marino 

La riforma delle professioni accelera. E non tanto perché la legge di stabilità indica in 12 mesi il tempo per intervenire sulla disciplina ordinistica. Ma più che altro perché, con il nuovo esecutivo affidato a Mario Monti, le liberalizzazioni (comprese quelle sui servizi professionali) sono in cima alle priorità. Come annunciato dallo stesso premier proprio ieri presentando il programma di governo. «Per la crescita del Paese», ha detto, «occorre rimuovere gli ostacoli strutturali, affrontando resistenze e chiusure corporative. In tal senso, è necessario un disegno organico, volto a ridurre gli oneri ed il rischio associato alle procedure amministrative, nonché a stimolare la concorrenza, con particolare riferimento al riordino della disciplina delle professioni regolamentate, anche dando attuazione a quanto previsto nella legge di stabilità in materia di tariffe minime». Considerando che l'ex commissario europeo Antitrust sarà aiutato in questa operazione di restyling dal braccio destro Antonio Catricalà, oggi sottosegretario alla presidenza del consiglio ma fino a ieri garante della concorrenza da sempre critico nei confronti degli ordini, le preoccupazioni fra i rappresentanti di categoria non mancano. Ma l'ammodernamento del comparto potrebbe essere meno doloroso di quanto molti si attendono. Se non altro perché su tariffe e pubblicità (da sempre nei pensieri di Monti) sono stati tolti tutti i vincoli. Dunque da dove si riparte? ItaliaOggi ha ripercorso quanto fatto in materia di professioni e quanto potrebbe restare da fare per il duo Monti-Catricalà.

Le priorità del premier. La battaglia di Monti, durante il suo mandato da commissario europeo fra il 2000 e il 2004, è stata essenzialmente quella di dimostrare che nei paesi dove i professionisti hanno meno regole si produce maggiore ricchezza. Fu uno studio affidato dallo stesso Monti ad un istituto di ricerca indipendente di Vienna a dimostrare che l'Italia era uno di quei paesi con il più alto tasso di regolamentazione (si veda ItaliaOggi del 22/03/2003), in buona compagnia della Grecia. Due essenzialmente i punti critici del nostro sistema: le tariffe minime inderogabili e il divieto di farsi pubblicità per i professionisti. Da quel momento un pressing sul governo italiano al fine di eliminare tali vincoli. L'ex commissario, a ogni modo, non è mai stato un sostenitore dell'intervento drastico sulle professioni (si ricorderà che le liberalizzazioni di Bersani furono approvate in una notte) per aggirare le resistenze delle lobby. Non a caso durante una conferenza sulla regolamentazione dei servizi professionali, sempre nel 2003 a Bruxelles, affidava direttamente agli ordini il compito di autoriformarsi (si veda ItaliaOggi del29/11/2011). Tuttavia, nel 2006 con le lenzuolate del governo Prodi saltano i vincoli su tariffe e pubblicità. Oggi il compenso sui servizi è affidato totalmente al mercato e i professionisti possono promuovere la loro attività. Cosa resta da fare allora? Monti, da editorialista del Corriere della Sera, ritorna a occuparsi di professioni il 6/2/2011 per ricordare che il governo greco nell'affrontare la sua crisi economica ha proceduto ad abolire le tariffe minime, il numero chiuso, le restrizioni territoriali e il divieto di farsi concorrenza con la pubblicità. Sottolineando anche che la riforma del governo Papandreou affida agli ordini il compito di dimostrare che, in certi casi, le restrizioni sono necessarie. In una ipotetica riforma Monti, dunque potrebbero saltare il numero chiuso (oggi esistente solo per l'ordine dei notai) e le restrizioni territoriali (oggi esistenti per farmacisti, notai e avvocati).

Le priorità di Catricalà. Qualche insidia in più per gli ordini potrebbe rappresentarla Antonio Catricalà. Da sempre convinto che quella professionale è un'attività commerciale, da garante non è mai andato particolarmente d'accordo con i rappresentanti delle categorie. Rarissime le sue apparizioni nei congressi professionali quanto scontate le polemiche dopo le sue uscite a favore di una maggiore liberalizzazione del mercato dei servizi. In questi anni, sostanzialmente, da presidente dell'Agcm ha difeso i provvedimenti varati da Bersani dai tentativi legislativi di aggirarli (come nel caso della resistenza dei geologi in nome del decoro) o di riportare il sistema al passato (come nel caso della riforma forense nella parte in cui prevedeva il ritorno ai minimi tariffari inderogabili). Ma il nuovo sottosegretario non ha mai nascosto il suo desiderio di vedere l'abilitazione professionale passare non più dall'esame di stato ma dalla laurea abilitante (si veda ItaliaOggi del 24/03/2009). Potrebbe rispolverare la sua idea oggi, se non fosse che la manovra di Ferragosto (legge 148/2011) nel buttare le basi della riforma fra le poche cose che salva dell'esistente c'è proprio l'esame di stato.

L'eredità ricevuta. In definitiva, quello che Monti e Catricalà ricevono in eredità dalla citata legge di stabilità è qualcosa che si avvicina a una sorta di delega in bianco a intervenire ulteriormente sulle professioni. Visto che si affida a un dpr il compito di riformulare tutta la disciplina ordinistica. Qui l'insidia maggiore, visto che gli ordini potrebbero essere azzerati. Ma anche qui c'è da fare i conti con quello che diversi rappresentanti di categoria criticano come «un eccesso di delega» che quasi sicuramente sarà impugnato.

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