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La riforma del processo civile punta a tagliare l’istruttoria

Una serie di interventi mirati sul processo civile. Da mandare in Consiglio dei ministri subito dopo la riforma del diritto fallimentare, al netto dell’opportunità di intervenire su un tema (per ora) solo parlamentare come la riscrittura della class action.
L’agenda Bonafede sulla giustizia civile inizia a prendere forma. E si arricchisce di un intervento sul processo che andrà attentamente calibrato, perché obiettivo del ministro è arrivare a una riduzione dei tempi dei procedimenti, ritenendo però che non sarà automaticamente un successo la diminuzione del numero dei procedimenti stessi. Perché, come ha spiegato, «se io ho una diminuzione della quantità di contenziosi civili perché i cittadini italiani hanno rinunciato a rivolgersi al tribunale, in quel momento non ho un motivo di gioia ma devo semplicemente piangere di fronte alla morte del processo civile che non riesce più a rispondere alle legittime domande di giustizia».
Nel dettaglio, la proposta sulla quale si sta ragionando al ministero è quella dell’introduzione di unico rito semplificato da applicare a una più ampia tipologia di controversie. Non solo a quelle di competenza del giudice monocratico, ma anche a quelle assegnate al collegio.
Nel segno di un maggiore flessibilità perché un modello fondato sulla predeterminazione legale dei poteri delle parti e del giudice, con pochi o nulli riscontri in altri ordinamenti giuridici europei, dovrebbe essere riservato ai casi di maggiore complessità.
Procedimento semplificato che in realtà ha come obiettivo il taglio, anche drastico della fase istruttoria, visto che, come attestano i dati con riferimento al contenzioso ordinario, la durata delle liti trattate con il rito del lavoro è inferiore di circa il 40% a quella della cause disciplinate dal rito ordinario.
In questo senso, allora, anche se si tratta di un tema da maneggiare con grande delicatezza vista l’ipersensibilità di avvocati e magistrati sul punto (circa un anno fa si opposero compatti a un blitz per l’estensione del rito sommario di cognizione inserito nella manovra di bilancio), l’articolo 702 bis del Codice di procedura civile già costituisce un punto di riferimento perchè, pur preservando il rispetto del contraddittorio, si applica a cause che possono essere definite senza lo svolgimento di una significativa fase preliminare.
Ma un’attenzione particolare sarà dedicata alle tecniche di gestione del processo da parte dell’autorità giudiziaria, il cosiddetto case management, sempre abbastanza trascurato dall’ordinamento italiano.
Già Bonafede ha annunciato la volontà di introdurre una misura “a impatto zero”, ma in grado di produrre da subito una riduzione dei tempi, «semplificando la vita di tutti gli addetti lavori», e cioè la cancellazione dell’atto di citazione come misura introduttiva, conservando soltanto il modello del ricorso.
A beneficiarne potrebbero essere anche i cancellieri alle prese con la gestione di un unico tipo di adempimento.
Se poi una linea di continuità è possibile individuare con l’amministrazione Orlando sta nella dichiarata volontà di proseguire sulla strada del rafforzamento del processo telematico, scommettendo ancora di più su investimenti (sono in corso gare sullo sviluppo dei sistemi in tutte le aree del contenzioso) ed estensione della gestione digitale anche sul più delicato versante della giustizia penale.

Giovanni Negri

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