Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La riforma del catasto attende i criteri di stima per case e uffici

La road map per la riforma del catasto è tracciata, ma i tempi non saranno brevi. Alla complessità di un’operazione che riguarderà quasi 62 milioni di immobili a destinazione ordinaria e 1,5 milioni di unità a destinazione speciale, si aggiungono i tempi tecnici necessari per il varo dei decreti.
Giovedì scorso, durante il convegno organizzato a Roma dal Consiglio nazionale dei geometri, il direttore delle Entrate Rossella Orlandi ha annunciato che il decreto attuativo con i criteri estimativi è stato «sottoposto all’autorità politica». Un modo per dire che i tecnici hanno messo a punto un testo su cui ora toccherà al ministero dell’Economia e al Governo esprimersi.
L’esperienza del primo decreto sul catasto – quello che disciplina le commissioni censuarie – è indicativa. Complice il doppio passaggio per le commissioni parlamentari, dal via libera preliminare in Consiglio dei ministri (lo scorso 20 giugno) all’approvazione definitiva del 10 novembre sono passati 143 giorni, quasi cinque mesi. A cui va aggiunto il tempo necessario per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: venerdì scorso il decreto era ancora annunciato al Quirinale.
Tempi lunghi, insomma. Tant’è vero che il direttore delle Entrate la scorsa settimana ha spiegato che l’Agenzia si sta già attivando con le sedi regionali per avviare l’istituzione delle commissioni, invitando i professionisti e le categorie dell’edilizia a preparare le candidature dei propri componenti, così da non allungare inutilmente le attese.
È difficile, quindi, che il secondo decreto delegato sul catasto – quello con i criteri estimativi – possa arrivare in Gazzetta Ufficiale prima di febbraio o marzo, e questo anche se il Governo dovesse approvarlo in via preliminare prima di Natale. L’aspetto positivo, comunque, è che dopo questo provvedimento legislativo sarà possibile avviare le operazioni con una serie di provvedimenti di rango inferiore (circolari e decreti attuativi), senza dover attendere l’eventuale emanazione di altri provvedimenti legislativi.
In attesa di conoscere nel dettaglio i criteri estimativi messi a punto dalle Entrate, il convegno organizzato dai geometri ha messo in evidenza un punto decisivo nell’attuazione della riforma: la quantità e la qualità delle “caratteristiche” di ogni singolo immobile che saranno utilizzate per ricostruire la sua rendita e il suo valore patrimoniale. Si tratta di capire, in pratica, quanto i nuovi valori fiscali saranno ricostruiti con verifiche “sul campo” e quanto attingendo a dati presenti nelle banche dati.
La legge delega cita espressamente lo scambio di dati tra Comuni ed Entrate, ma anche la possibilità di «impiegare, mediante apposite convenzioni senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, ai fini delle rilevazioni, tecnici indicati dagli ordini e dai collegi professionali» e di «utilizzare i dati e le informazioni sugli immobili posseduti, forniti direttamente dai contribuenti». Ma non sono escluse altre soluzioni: l’Abi, ad esempio, si è detta disponibile a fornire i dati sulle perizie redatte dalle banche per le concessioni, anche se potrebbero esserci problemi con la privacy.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un anno dopo aver scosso Wall Street mettendo le politiche a tutela dell’ambiente al centro del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Proprio nel giorno delle dimissioni del governo Conte dagli ambienti finanziari trapela con determin...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il Cr7 dei banchieri ha vinto, come nelle previsioni, la corsa per la poltrona più alta d...

Oggi sulla stampa