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La riforma degli acconti non pesa sui conti dello stato

La riforma degli acconti non impatta sui conti pubblici. Non avra alcun costo la dilazione del secondo acconto di novembre, da gennaio a giugno dell’anno successivo.

È questo in sintesi il giudizio riportato da Istat chiesto a Eurostat (il controlllore europeo dei conti pubblici) sulla richiesta di valutazione formulata da Luigi Marattin (ItaliaViva) e Alberto Gusmeroli (Lega) che hanno presentato insieme una proposta di riforma in tal senso.

La risposta positiva si trova nella relazione che Marattin, presidente della commissione bicamerale per la riforma dell’Irpef ha presentato alla commissione il 14 giugno 2021.

Nel documento si fa una sintesi dei punti di convergenza e di quelli, al contrario divergenti, sulle ipotesi di riforma della tassazione. I lavori di queste settimane hanno l’obiettivo di produrre un documento unitario da portare all’attenzione del governo entro il 30 giugno.

Toccherà poi al ministero dell’economia e a palazzo Chigi trasformare le idee sull’Irpef in una legge delega di riforma entro il prossimo luglio.

La proposta di riforma degli acconti era emersa proprio durante il ciclo di audizioni sull’Irpef. Il meccanismo, ipotizzato da Alberto Gusmeroli (che ha ottenuto un assenso a un suo ordine del giorno e come Lega ha presentato una proposta di legge) e Luigi Marattin, prevede di rateizzare i due versamenti attualmente previsti (giugno e novembre) in 12 mesi, il primo acconto da luglio a dicembre e il secondo acconto di novembre da gennaio a giugno con contestuale abolizione della ritenuta d’acconto (solo l’abolizione costerebbe da zero a 9 miliardi a seconda della decorrenza). Nessuna modifica nelle modalità di calcolo, anche previsionale, degli acconti, solo una rateizzazione.

E sull’impatto economico della riforma degli acconti (si veda ItaliaOggi del 21/5/21) nel documento che ItaliaOggi ha potuto consultare si legge che: «A seguito dell’audizione del Dipartimento Finanze, che stimava il costo della rateizzazione del secondo acconto in 9 miliardi una-tantum, il vice-presidente Gusmeroli ed io avevamo avviato un approfondimento con Istat al fine di comprendere meglio gli eventuali impatti di finanza pubblica. A questo proposito comunico che nella giornata odierna (il 14 giugno, ndr) Istat ha comunicato che, sulla base delle informazioni preliminari inerente un possibile design della misura e riservandosi ovviamente di esprimersi formalmente solo a seguito di una normativa, la misura inerente la rateizzazione dei versamenti non avrebbe impatti di finanza pubblica. Rimane al momento il costo una-tantum di 9 miliardi per quanto concerne l’abolizione della ritenuta di acconto».

Non nasconde soddisfazione Alberto Gusmeroli, vice presidente della commissione bicamerale: «Se si volesse già da quest’anno il secondo acconto di novembre delle tasse invece di pagarlo in un colpo solo si puo’ rateizzare da gennaio a giugno 2022 calcolandolo sui dati di bilancio consuntivi e così ogni anno, senza finire a credito dello Stato.

In questo modo si puo’ anche abolire la ritenuta d’acconto del 20% su tutte le fatture di un milione di professionisti e anche in questo caso se si fa con decorrenza dal 17 dicembre 2021, non costerebbe nemmeno i 9 miliardi di ritenuta d’acconto» commenta Alberto Gusmeroli.

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