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“La riduzione dell’Irpef possibile già nel 2017” Piano sul cuneo fiscale

ROMA.
Il cantiere fisco si rimette in moto. Il governo Renzi vuole ridurre le tasse per stimolare la crescita, meno rosea del previsto. E per farlo punta a una doppia strategia, esterna ed interna. Come anticipato ieri da Repubblica, il premier è pronto a portare la questione a Bruxelles per un intervento coordinato e non isolato di taglio fiscale, da impostare nel 2016 e rendere operativo dal prossimo anno. Ne parlerà il 12 marzo a Parigi ai leader del Pse, il partito socialista europeo, in vista del Consiglio Ue del 17. Nel frattempo Palazzo Chigi e ministero dell’Economia lavorano al piano italiano, puntando ad accelerare il sollievo fiscale (la pressione delle tasse sul reddito è ancora alta, sopra il 43%). Il taglio dell’Irpef è fissato per il 2018 ma «non escluderei che sia possibile, se le cose dovessero andare un po’ per il verso giusto, anticiparlo al 2017», ha confermato ieri il viceministro all’Economia Enrico Morando.
Il «verso giusto» è fatto di molte cose. Intanto una flessibilità nei conti che consenta, ad esempio, di sfiorare il 3% nel rapporto tra deficit e Pil nel 2017, ora previsto all’1,1%. Ogni decimale aggiuntivo vale un miliardo e 600 milioni. E dunque arrivare per ipotesi al 2,9% significa liberare ben 29 miliardi. «Adesso è presto per dirlo», frena Morando. Ma «è già deciso che dal primo gennaio del 2017 scatterà una riduzione di quattro punti dell’aliquota Ires», l’imposta sul reddito delle società. Difficile che questo taglio «possa essere anticipato al 2016». Al momento dunque rimane il taglio Ires l’anno prossimo e quello Irpef nel 2018, come da tabella di marcia. Ma non si esclude niente, sebbene accorpare le due misure sarebbe assai costoso. Soprattutto se consideriamo anche i 15 miliardi di aumenti potenziali dell’Iva da scongiurare sempre per il 2017 (la clausola di salvaguardia). Ecco perché il governo ragiona pure sulla riduzione del cuneo fiscale che grava sul lavoro e sull’impresa. «Un impegno che ci siamo presi», lo definisce Morando. Si vedrà come farlo, se «direttamente sull’Irpef o indirettamente attraverso la riduzione del prelievo contributivo fiscalizzando oneri contributivi»
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