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La ricetta di Padoan per le banche e i pignoramenti accelerati

I ministri economici europei all’Ecofin di recente stanno riflettendo su una correlazione specifica: Spagna e Irlanda hanno affrontato per prime e con più decisione la propria crisi bancaria e oggi hanno raggiunto un’elevata velocità di fuga dalla recessione degli anni scorsi. È Pier Carlo Padoan ad averlo ricordato ieri, presentando alla Laterza il saggio di Anna Giunta e Salvatore Rossi «Che cosa sa fare l’Italia». Il ministro dell’Economia non lo ha detto, ma tutto lascia pensare che non ritenga solo una coincidenza il sovrapporsi di una risposta decisa alla crisi bancaria, e il fatto che oggi Spagna e Irlanda siano fra le economie più dinamiche d’Europa. Lui stesso sembra convinto che anche in Italia sia possibile fare di più e meglio per rivitalizzare il settore del credito. Ieri alla Laterza il ministro ha evitato promesse che sarebbero state fuori luogo, ma ha lasciato capire che ha ben presenti alcuni gesti concreti in grado di sostenere il sistema finanziario. Anche a costo di dover correggere alcuni provvedimenti che il governo di Matteo Renzi ha varato meno di un anno fa.

Uno di essi riguarda la possibilità per le banche di ricorrere a procedure accelerate nelle cause di pignoramento degli immobili di creditori in default. Quell’opzione è disponibile solo per i prestiti concessi da metà dell’anno scorso in avanti ma, ha ammesso Padoan, si sta rivelando poco efficace. Poiché la legge del governo Renzi prevede che il ricorso all’arbitrato veloce sia volontario — non obbligatorio — alcune banche lo escludono in partenza per sottrarre clienti a quelle più rigorose. Si innesca così una competizione per promettere ai clienti procedure giudiziarie più lente, se un prestito andasse in default. L’efficienza ne esce perdente in ogni caso.

Padoan non ha aggiunto molto altro, ieri sera. Ma lui stesso senz’altro sa che il passo logico successivo sarebbe un emendamento per rendere obbligatorio il ricorso a procedure accelerate per il recupero delle garanzie. Magari il governo di Paolo Gentiloni, sotto sotto, non sarà così immobile come alcuni lamentano.

Federico Fubini

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