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La ricetta di Mediobanca per le Mid cap italiane

La svolta è arrivata nel 2016, con il piano industriale e l’acquisizione del restante 50 per cento di Esperia da Mediolanum.

Prima c’erano state operazioni occasionali, anche importanti, ma è in quel momento che Mediobanca ha pienamente compreso, anche per il tramite dei private bankers, una nuova opportunità di sviluppo. Non più solo la grande finanza, sempre meno grande in Italia soprattutto considerando i competitors europei, ma anche le medie aziende che continuano a rappresentare l’ossatura flessibile ma resistente del sistema economico italiano. Così, la settimana scorsa, Alberto Nagel, amministratore delegato del gruppo, ha aperto i cancelli di via Filodrammatici alla seconda edizione della Mid Cap conference: 24 società quotate, 64 investitori istituzionali per 38 case di investimento, 103 società non quotate presenti alla sessione plenaria e 138 rappresentanti. In un giorno, 290 meeting d’affari tra imprese produttive e investitori di capitale. La crescita del Pil italiano passa anche attraverso questi appuntamenti. «Mediobanca – ha detto Nagel – vuole confermarsi la banca di riferimento per la media impresa italiana. Oggi in Italia operano circa 3.500 medie aziende manifatturiere familiari con fatturato tra 15 e 350 milioni e non oltre 500 addetti. Fatturano complessivamente 150 miliardi di euro e danno lavoro a oltre 440 mila dipendenti. Il loro valore aggiunto, pari a oltre 37 miliardi, rappresenta il 16% dell’intera manifattura. Hanno una base produttiva fortemente radicata nel nostro territorio e spesso svolgono un ruolo occupazionale fondamentale nelle comunità locali in cui operano. Sono, al tempo stesso, aziende con forte proiezione internazionale: il 92% di queste imprese esporta e lo fa per il 46% del proprio fatturato; oltre il 90% di esse intrattiene rapporti di fornitura con partner stranieri. Nell’ultimo decennio, pur segnato da incertezza e crescita modesta, hanno saputo aumentare il proprio fatturato ad un cagr medio del 2%, il valore aggiunto del 3%, le esportazioni del 3,5%, l’occupazione dell’1,2%. Il loro Roe medio è attorno all’11%, ben al di sopra del costo dell’equity: significa che generano valore».

Sei le testimonianze che Mediobanca ha portato in primo piano nella sessione plenaria: Stefano Pedron (Jakala), Carmen Toffanello (Amf) e Giorgio Tadolini (Megadyne) hanno spiegato come, nelle loro esperienze, il capitale sia potuto essere al servizio della trasformazione aziendale, dal private equity al club deals. Mentre Luigi Rossi Luciani (Carel), Paolo Groff (Carlo Gnutti Spa) e Emidio Zorzella (Antares Vision), hanno sottolineato le opportunità presenti sul mercato, tra equity e debito. Alla giornata di lavori hanno partecipato, oltre a Nagel, il direttore generale Francesco Saverio Vinci, Javier Suarez co-head Equity research Mediobanca, Davide Bertone (Head of mid corporates & Financial sponsor solutions) e Antonio Da Ros (Head of mid corporates).

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