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La ricetta di Ghizzoni e Messina Soci per i salvataggi d’azienda Si accende una nuova IdeA per ridurre i debiti

Ci vorrà ancora qualche settimana per puntellare l’architettura che ha richiesto un anno di lavoro intenso. Ma entro aprile, statuto, governance e i meccanismi di investimento dei nuovi veicoli saranno pronti per la firma finale di Intesa Sanpaolo, Unicredit, il fondo americano Kkr di Henry Kravis e i consulenti di Alvarez & Marsal, la firm statunitense che gestì la liquidazione di Lehman Brothers. Il poker di attori potrà così dare corpo a quel memorandum of understanding , la lettera d’intenti, di aprile 2014 quando i quattro partner decisero di intervenire per trasferire i crediti ristrutturati o gli incagli che pesano sui bilanci delle prime due banche italiane ma anche sulle stesse aziende, bloccandone l’operatività. Adesso si parte. 
Distretto veronese
I primi due casi sono già stati identificati. Il primo è Riello, leader italiano delle caldaie di gamma alta, 500 milioni di ricavi, sede a Legnago in provincia di Verona. L’altro si trova a pochi chilometri di distanza, a San Bonifacio. È la Ferroli dell’omonima dinastia guidata dal presidente e amministratore delegato Dante Ferroli. Li lega un business che ha vissuto un ciclo difficile, visto che il mercato italiano della termomeccanica ha lasciato sul tappeto il 40% del valore negli ultimi tre anni. Ma anche la quantità di debiti che schiaccia qualsiasi velleità d’investimento. Entrambi sopportano un’esposizione di circa 350 milioni che si trascinano dietro da anni. Riello dal 2006 quando riacquistò il 50% del capitale dal fondo Carlyle. Ferroli da un decennio, cioè da quando si sono incrociati pericolosamente investimenti ingenti per conquistare quote di mercato nel mondo, crisi e guerra sui prezzi in un settore battagliato prima dai concorrenti tedeschi e poi da quelli cinesi. Ettore Riello e soprattutto Dante Ferroli (l’ebitda 2013 è stato di 35 milioni contro i 50 del concorrente) ci hanno provato a disinnescare la miccia. Ferroli ha da sempre al suo fianco Mediobanca che lo ha accompagnato nelle varie tornate di rimodulazione dei rimborsi. Anche in questi giorni è in via di negoziazione una moratoria sui pagamenti. Riello, affiancato, dagli advisor Lazard e Zulli Tabanelli e dagli avvocati Carlo Pavesi e Stefano Campoccia (Dla Piper per le banche creditrici), è un passo avanti perché ha già predisposto il piano. Manca ancora l’ok delle banche. Ma soprattutto è venuta meno la loro disponibilità a mettere ancora nuova finanza per fare decollare il business . Così come la volontà di studiare nuovi piani industriali per disincagliare l’attività. Non è il mestiere delle banche che adesso hanno imboccato un’altra strada.
La selezione delle aziende veronesi, nel parco di una decina di interventi ipotizzati dalle banche guidate da Carlo Messina e Federico Ghizzoni, rispecchia almeno due criteri. Il primo è finanziario. L’esposizione di entrambi i gruppi vede una buona concentrazione del peso di Unicredit e Intesa Sanpaolo, pari per Riello al 40% di quella complessiva a medio e lungo termine. Il secondo criterio è industriale. I due concorrenti potrebbero unire le forze e creare un campione nazionale. Questo, sulla carta, perché le reali sinergie sono ancora da valutare. Però il progetto di aggregazione nelle caldaie è stato a lungo discusso negli ultimi anni e ha spesso incluso anche l’altro player, la Ariston Thermo dei Merloni. Da parte degli imprenditori non c’è mai stata una reale volontà.
Posti nel board
L’articolazione dell’intervento è un laboratorio sperimentale, visto che marcherà in Italia il primo passo, che è invece prassi consolidata sul mercato anglosassone. Da lì viene Kkr che dovrebbe apportare circa l’80% della liquidità di cui sarà dotata ogni singolo veicolo, mentre Alvarez & Marsal, con la divisione Capital, dovrebbe contribuire con circa il 20%. Per ogni singola operazione saranno creati due veicoli. Il primo riceverà, con un certo sconto, i crediti di Unicredit e Intesa e li cartolarizzerà ex Legge 130. Emetterà quindi titoli senior e junior che verranno sottoscritti da un’altra società veicolo. I soldi li mettono Kkr e A&M, le banche avranno «pezzi di carta» che rispecchiano il valore dell’azienda in quel momento. E potranno recuperare valore quando la società a sua volta acquisterà ricchezza attraverso operazioni straordinarie. Fusioni, iniezione di liquidità da parte di nuovi o vecchi soci. Dalla generazione di cassa futura, e quindi dal rilancio dell’azienda, dipenderà la remunerazione di tutta la struttura.
Kkr è pronta a fornire capitali per la crescita nel caso in cui nessuno fosse disponibile a farlo. In sintesi, l’intervento è destinato produrre vari effetti sull’azienda target . In primo luogo, gli interlocutori non saranno più una pluralità di banche, anche perché il veicolo è aperto anche agli altri istituti creditori. Il fronting sarà svolto in particolare da A&M, esperto di piani d’impresa che collaborerà ai piani futuri. A fianco avrà Kkr che in Italia sta allestendo un presidio con l’ingaggio da Rbs di Gaudenzio Bonaldo Gregori, capo del global restructuring . L’intervento inciderà sulla governance d’impresa perché Kkr & c. avranno rappresentanti nel board . Ci vorrà qualche settimana, utile per avviare i primi confronti tra i nuovi interlocutori, le banche e l’ azienda. Utile anche per completare il lavoro tecnico che ha visto schierati i legali di Paul Hastings (Kkr e A&M) e D’Urso Gatti Bianchi (banche).
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