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La ricetta degli economisti del Fondo: un mercato per disfarsi dei crediti inesigibili

Un mercato del debito che possa contribuire a risolvere il problema delle sofferenze, alleviando l’onere per le banche e facendo leva su finanziamenti esterni. In un working paper pubblicato dal Fondo monetario internazionale, a firma di Nadège Jassaud e Kenneth Kang, si delinea una «Strategia per sviluppare un mercato per le sofferenze in Italia», per produrre «un’iniezione significativa di capitale nel settore delle imprese e aiutare a promuovere una buona riduzione del debito». 
L’analisi parte da alcuni dati: dall’inizio della crisi finanziaria globale, i crediti Npl, cioè non performing (inesigibili, incagliati, ristrutturati e scaduti) delle banche italiane hanno triplicato il loro peso rispetto al totale dei crediti passando dal 5% del 2007 al 17% del giugno 2014, al ritmo di circa il 20% in più ogni anno. Fino a raggiungere i 333 miliardi di euro nel giugno 2014, pari al 24% del Pil. La peggiore categoria, quella degli inesigibili, rappresenta più della metà del totale dei Npl. Comparato alla media europea, il rapporto tra gli Npl e i crediti totali in Italia è più di quattro volte maggiore. La quasi totalità degli Npl sono nel settore delle imprese: a marzo 2014 i prestiti alle aziende ammontavano a 1.037 miliardi, pari al 52% del totale dei prestiti, di questi gli Npl relativi alle imprese sono pari a 300 miliardi con punte più alte al Sud (in Calabria e Molise il rapporto arriva al 50%). La copertura media delle riserve per le banche italiane era scesa dal 48% al 37% nel giugno 2012 per poi risalire al 42% nel giugno 2014. Il miglioramento, tuttavia, varia a seconda della dimensione, con una percentuale di copertura più bassa in quelle medio-piccole.
Intanto il tempo medio per la cancellazione di un credito inesigibile è arrivato a più di sei anni dai meno di quattro di prima della crisi. Nel 2013 in media meno del 10% dei crediti inesigibili sono stati cancellati o venduti. A questo ritmo, prevede lo studio, il livello dei prestiti inesigibili toccherà il picco nel 2019 per poi cominciare a declinare. Il costo relativo al mantenimento degli Npl nella più grande banca italiana è pari a circa il 6% del capitale.
Le misure già adottate non bastano. La ricetta è lo sviluppo di un mercato per la ristrutturazione delle sofferenze. In Europa si stima che le transazioni di Npl abbiano raggiunto i 64 miliardi di euro nel 2013. Poco rispetto ai 400-550 miliardi di dollari annui degli Usa. Molto rispetto ai 2-3 miliardi del mercato italiano nel 2012-2013, pari a circa all’1% dei crediti inesigibili del 2013. Gli acquirenti sono per lo più hedge fund inglesi e fondi di private equity.
Quattro le mosse indicate: 1) politiche di vigilanza più stringenti sulle svalutazioni e sulle cancellazioni per accelerare la risoluzione e ristrutturazione degli Npl; 2) meno ostacoli fiscali e normativi alla ristrutturazione del debito, ad esempio tramite la deducibilità fiscale delle svalutazioni; 3) semplificazione del sistema giudiziario e più soluzioni stragiudiziali; 4) facilitare la creazione di Asset management company e di veicoli di ristrutturazione aziendale.

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