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La rettifica dei ricavi passa dalla correttiva

In vista della scadenza del prossimo 1° ottobre di Unico ieri l’agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 35/E, contenente le risposte ai quesiti in materia di dichiarazioni rese nel corso della diretta Map dello scorso 31 maggio 2012.
I temi trattati hanno riguardato molte delle questioni che interessano gli operatori in questi giorni, dall’Ace ai costi black-list. La diretta Map è stata, inoltre, l’occasione per l’agenzia delle Entrate per ritornare sulla annosa tematica della errata imputazione a periodo dei componenti di reddito, errata imputazione che, a ben vedere, potrebbe anche essere sanata in occasione della prossima scadenza del 1 ottobre.
La questione dell’imputazione a periodo è già stata diffusamente trattata con la circolare “quadro” n. 23/E del 4 maggio 2010. Con l’intervento di prassi di ieri l’Agenzia ha puntualizzato che i chiarimenti della citata circolare n. 23/E/2010 – la possibilità concessa al contribuente di recuperare la deduzione, in caso di rettifica dei costi – debbono essere estesi anche alle ipotesi di non corretta imputazione temporale di componenti positivi, ripresi a tassazione dagli Uffici in un periodo d’imposta successivo rispetto a quello in cui gli stessi hanno già concorso alla formazione del reddito. Anche in tale ipotesi, infatti, si produrrebbe un evidente fenomeno di doppia imposizione, a svantaggio del contribuente, da evitare e quindi correggere.
Vale osservare come tale facoltà di recupero per il contribuente “operativamente” possa avvenire presentando una dichiarazione dei redditi “correttiva” – con esito favorevole – entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo a quello in cui – per esempio – la deduzione doveva essere operata, ovvero, ove il predetto termine sia già scaduto, presentando istanza di rimborso della maggiore imposta versata e ricorrendo, se del caso, avverso il silenzio rifiuto dell’amministrazione finanziaria.
Si è detto che, con la circolare n. 35/E di ieri, l’Agenzia delle Entrate ha affermato come tale principio dovrebbe essere esteso anche alle ipotesi di errata imputazione temporale di componenti positivi, ripresi a tassazione dagli Uffici in un periodo d’imposta diverso da quello in cui gli stessi hanno già concorso alla formazione del reddito.Più in generale, questa facoltà di recupero dovrebbe riferirsi anche alle correzioni di errori di competenza operate spontaneamente dal contribuente, in assenza cioè di una qualsivoglia attività accertativa, qualora il contribuente, avvedutosi dell’errore, ne corregga gli effetti e proceda al recupero dell’imposta con le modalità in precedenza illustrate.
Tali conclusioni risponderebbero al principio, di ordine generale, volto a garantire comunque il diritto al rimborso della maggiore imposta versata, risultando non strettamente necessaria la prodromica azione accertatrice svolta dall’amministrazione finanziaria, di talché tali rimedi dovrebbero potere essere estesi anche alle ipotesi in cui fosse lo stesso contribuente che – di proprio impulso, senza attendere l’attività accertativa svolta dagli organi verificatori – si attivi per porre rimedio all’errore commesso nell’imputare un componente di reddito a un esercizio, piuttosto che a un altro.
La circolare 35/E/2012 dell’Agenzia delle Entrate fornisce, oltre a quello relativo alla competenza una serie di risposte molto utili per i professionisti e per i contribuenti per gli ultimi i controlli degli adempimenti dichiarativi. In particolare, ai fini del calcolo dell’Ace l’utile realizzato nell’esercizio 2011, accantonato a riserva per effetto di una delibera tenutasi nel 2012, rileverà con riferimento all’esercizio 2012, vale a dire in Unico 2013 per i redditi 2012. Sempre in tema di Ace, la perdita d’esercizio, compresa quella del 2010, contribuisce comunque a determinare il patrimonio netto contabile, costituendo il “limite” per la fruizione del beneficio.
In tema di reddito di lavoro autonomo, le spese per la formazione continua e obbligatoria dei professionisti iscritti agli albi sono deducibili nel limite del 50%, così come tutti i costi per la partecipazione ai corsi di aggiornamento. Nessuna deroga, poi, al tetto di deducibilità delle spese per gli immobili a uso promiscuo, a prescindere dalla percentuale di utilizzo che il lavoratore autonomo ne fa.

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