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La «reticenza» espone il cliente al rischio penale

Il cliente che non fornisce alla banca, all’intermediario o al professionista informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale, oppure le fornisce false, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni e con l’ammenda da 5mila a 50mila euro. La sanzione penale è prevista dalla normativa antiriciclaggio (articolo 55 del Dlgs 231/2007) e assiste l’obbligo del cliente di fornire tutte le informazioni necessarie e aggiornate per consentire di adempiere agli obblighi di adeguata verifica (articolo 21).
Può innescare, quindi, anche questo strascico penale il nuovo vincolo che, in aggiunta alla chiusura del rapporto per il silenzio del cliente e al vaglio della segnalazione alla Uif, impone la restituzione dei fondi ai clienti solo tramite bonifico accompagnato da uno specifico messaggio informativo (si veda, da ultimo, «Il Sole 24 Ore» del 17 ottobre).
L’obbligo è entrato in vigore due giorni fa e le banche, complici le difficoltà operative per l’attuazione della norma e il perdurante silenzio del ministero dell’Economia, temono tanto le conseguenze di comportamenti non conformi, quanto un’applicazione letterale che penalizzerebbe indebitamente la clientela. Spesso, infatti, i comportamenti non collaborativi dei clienti, rispetto ad adempimenti percepiti come burocratici, scaturiscono da relazioni compromesse da disaccordi sulle condizioni applicate o sulla mancata concessione di credito, più che da reticenze connesse al riciclaggio.
La relazione illustrativa al Dlgs 169/2012 (articolo 18) non aiuta a interpretare la disposizione. Non chiarisce, infatti, i motivi dell’integrazione normativa, ma si limita a precisare che sono stabiliti gli obblighi nel caso in cui per banche e intermediari ricorra l’obbligo di astensione. L’onere di cessare i rapporti era già previsto (articolo 23), ma ora il nuovo comma 1-bis ne precisa l’estensione, oltre che ai rapporti continuativi già in essere, anche alle operazioni e alle prestazioni in corso. In ogni caso, nuovo obbligo e vincolo del bonifico incentivano la collaborazione attiva della clientela e favoriscono la tracciabilità delle somme di origine sospetta, allertando la controparte bancaria ricevente. Si tratta di obiettivi chiaramente ispirati da esigenze investigative.
È auspicabile che il minsitero dell’Economia intervenga quanto prima per disciplinare le numerose criticità già emerse (ad esempio: liquidazione per gli strumenti finanziari; cliente che non ha altri c/c; obbligo d’informativa preventiva; blocco immediato di affidamenti e rapporti). Circa la contestuale trasmissione del messaggio alla controparte, invece, si ritiene che, oltre all’inserimento del motivo nella causale del bonifico, sia opportuno comunicare l’informazione a mezzo Pec (all’attenzione del responsabile antiriciclaggio) e tramite fax alla filiale del c/c di destinazione.

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