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«La rete? È solida, unisce il Paese. Italia più digitale per resistere»

Con strade e autostrade deserte e milioni di italiani chiusi in casa è rimasta solo la rete telefonica a connettere ogni punto dell’Italia. La rete di Tim, che a più di vent’anni dalla privatizzazione si ritrova a svolgere un ruolo fondamentale di servizio pubblico, sta facendo andare avanti scuole, aziende, banche, amministrazioni. Lungo i 18 milioni di chilometri di cavi in fibra ottica dell’infrastruttura del gruppo telefonico scorrono in questi giorni oltre 40 milioni di gigabyte di dati, cruciali per non far fermare il Paese. «Ovunque è stata chiamata, Tim è andata» racconta l’amministratore delegato Luigi Gubitosi.

Quali sono stati gli interventi urgenti che avete dovuto fare?

«In poche ore i nostri tecnici hanno allestito una sala con 100 postazioni di lavoro che opera h24 per la Regione Lombardia, ospitata in una delle sedi Tim di Milano, e predisposto le sale operative a supporto della Protezione Civile a cui abbiamo attivato in urgenza il servizio di numero verde. Nello stesso momento abbiamo aumentato la capacità di rete negli ospedali, dotandoli anche di tablet per far comunicare i pazienti con i loro familiari, e grazie a un accordo con Infratel sarà portato il Wifi in strutture ospedaliere dove non c’era sufficiente connettività, incluse quelle da campo. Gli interventi che stiamo facendo per l’emergenza, per aiutare le aziende e le famiglie, sono stati e sono ancora tantissimi. Abbiamo deciso di mettere a disposizione anche le risorse e l’organizzazione del progetto Operazione risorgimento digitale, lanciato mesi fa per promuovere le competenze digitali del Paese, al servizio delle iniziative attivate per l’emergenza Covid».

E la rete sta reggendo?

«La rete di Tim è stata costruita bene, è molto solida e stabile e può reggere senza problemi il traffico aggiuntivo. Il 14 e il 15 marzo, giorni di maggiore picco, è servito uno sforzo importante ma dall’inizio di febbraio avevamo iniziato ad aumentare la capacità della rete, a eliminare i “colli di bottiglia” per rafforzare l’interconnessione con la rete internazionale di Sparkle e a incrementare i punti di ridondanza per avere una maggiore sicurezza. Ora abbiamo aggiunto anche 5.000 nuovi cabinet nelle cosiddette “aree bianche” che ci permettono di collegare rapidamente 1 milione di persone in più all’ultrabroadband, con tutti i vantaggi che ne derivano in termini di velocità di connessione».

Virtuale

Abbiamo virtualizzato i nostri centri di controllo e i call center: oggi 32 mila dipendenti di Tim stanno lavorando in remoto

Con l’Italia chiusa in casa e con un device in mano a ogni italiano siete diventati compagni fissi delle giornate di molti cittadini. Quanto è aumentato il traffico?

«Il traffico complessivo ha raggiunto incrementi fino a quasi il 100% sul fisso, per via dello smartworking, dell’attivazione delle piattaforme di scuola online e dei contenuti in streaming, mentre sul mobile è stato del 30%».

In casa gli italiani cosa fanno?

«Da quello che osserviamo sulle nostre reti le applicazioni che stanno più utilizzando sono Netflix sul fisso e YouTube sul mobile, ma anche molto gaming. E ora immagino anche Disney+, che da oggi distribuiremo in esclusiva».

Le connessioni

Nelle «aree bianche» abbiamo connesso negli ultimi 15 giorni più case che negli ultimi quattro anni

Le aziende invece come stanno operando? Tim come si è riorganizzata?

«Abbiamo messo subito l’azienda in sicurezza e garantito continuità ai centri di controllo e ai call center dove 8 mila persone lavorano da remoto. Oltre 32 mila dipendenti del Gruppo lavorano in smartworking e le persone che devono continuare a operare sul campo sono dotate dei dispositivi per farlo in sicurezza. A tutto il personale è stata data una copertura assicurativa per il Coronavirus. I nostri clienti business invece ci stanno chiedendo più collegamenti, cybersecurity e assistenza per ricreare l’organizzazione del lavoro in remoto. Credo che mai come in questo momento le aziende stiano capendo quanto sia necessario accelerare la digitalizzazione».

Si può dire lo stesso per l’Italia?

«L’Italia è entrata nella crisi per prima e con molta disciplina e un po’ di fortuna spero saremo i primi a uscirne, sfruttando l’esperienza maturata per dare una spinta alla digitalizzazione. Gli effetti della crisi che stiamo vivendo saranno lunghi, torneremo auspicabilmente ad avere una vita sociale normale ma alcune abitudini resteranno. Penso a quanti non avevano mai fatto acquisti online e ora li stanno facendo, a quei lavori che si pensava non si potessero svolgere in remoto e invece oggi si fanno. Il ricorso allo smartworking sarà più significativo e le aziende accelereranno la digitalizzazione. L’Italia deve fare lo stesso. Le tlc sono un’infrastruttura strategica e lo saranno sempre di più. La connettività deve essere un bene disponibile a tutti».

Le app

Da quello che osserviamo le app più utilizzate in questi giorni sono Netflix sul fisso e YouTube sul mobile, ma anche i giochi

Tocca un tasto dolente. Il problema dell’assenza di connettività in alcune zone d’Italia in questo momento sta impedendo lo svolgimento delle lezioni online, lo smartworking…

«L’Italia ha un sistema di comunicazioni ben fatto, deve mantenere una leadership tecnologica ed estendere a tutti, cittadini e imprese, anche quelle più piccole, un’adeguata connettività. Inclusi i comuni delle “aree bianche” che stanno richiedendo con forza un upgrade tecnologico che tarda a venire ed è fondamentale per colmare il digital divide. Stiamo vedendo bene in questo momento quanto connessione e tecnologia siano importanti».

In Asia lo sono state anche e soprattutto nel momento più difficile per tenere sotto controllo l’epidemia, utilizzando l’intelligenza artificiale e i dati dei cittadini. Dati sugli spostamenti forniti dalle compagnie telefoniche. Lei che ne pensa, sarebbe una buona soluzione?

«Tecnicamente è tutto fattibile ma non è compito degli operatori decidere se e come utilizzare questi dati. È una decisione politica».

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