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La «rete» Bce ha bisogno di stabilità

Nel momento in cui potrebbe averne più bisogno, a causa delle turbolenze di mercato causate dalle elezioni, l’Italia rischia di trovarsi senza la rete di protezione degli acquisti di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea, il cosiddetto programma Omt (Outright Market Transactions), varato l’estate scorsa dopo che il presidente Mario Draghi ha dichiarato che avrebbe fatto «tutto il necessario» per salvare l’euro.
È stata questa promessa, secondo molti economisti, il fattore principale del calo dei rendimenti sul debito italiano negli ultimi mesi, un calo che si è invertito bruscamente dopo il risultato elettorale. Per ora, l’Italia è lontana dalla necessità di dover ricorrere all’aiuto della Bce, ma non è chiaro quel che potrà succedere sui mercati finanziari se l’incertezza politica dovesse protrarsi per diverse settimane.
La Bce, che ieri non ha commentato l’esito del voto italiano, è tecnicamente pronta da tempo agli interventi, come Draghi ha sottolineato in più occasioni, ma questi presuppongono una serie di condizioni che difficilmente potrebbero essere soddisfatte dall’Italia nella situazione attuale. Il primo passo per mettere in moto il meccanismo dell’Omt, infatti, è la richiesta da parte del Governo del Paese in difficoltà, che dovrebbe poi negoziare un programma economico, comprendente misure di risanamento dei conti pubblici e riforme strutturali, con il fondo salva-Stati europeo Esm, di fatto con gli altri Governi dell’Eurozona. Solo a questo punto, la Bce prenderebbe la sua decisione autonoma se intervenire sui mercati, acquistando titoli sulle scadenze inferiori a tre anni, come ha annunciato nel settembre scorso.
È molto dubbio che il Governo Monti, che resta in carica per l’ordinaria amministrazione fino all’insediamento del prossimo, abbia legalmente i poteri per sottoscrivere con l’Esm un piano del genere che impegnerebbe a una stretta condizionalità anche l’esecutivo successivo. Anche politicamente, il Governo attualmente in carica non sembra averne la legittimazione, dato che si è registrata una maggioranza di voti per i partiti che hanno condotto la campagna elettorale contro l’austerità fiscale e le riforme strutturali. C’è poi un grosso punto interrogativo sulla composizione del prossimo Governo e sulla sua volontà di sottostare a eventuali condizioni europee.
Al tempo stesso, annunciando l’Omt, la Bce si è chiusa dietro le spalle la porta del programma precedente di acquisto di titoli, revocando l’Smp (Securities Market Programme), lanciato nel 2010 per la Grecia e riaperto nell’estate del 2011 per Italia e Spagna. Cifre diffuse proprio nei giorni scorsi dall’Eurotower hanno rivelato che metà circa del totale di 218 miliardi di euro impegnati nell’Smp (103 miliardi, per l’esattezza) è stata utilizzata per comprare debito italiano. Ma è stato proprio per evitare il ripetersi di quanto accaduto nell’estate 2011, quando gli interventi della Bce e il miglioramento delle condizioni di mercato hanno indotto il Governo Berlusconi ad abbandonare la strada delle riforme, che Draghi ha voluto che l’Omt scattasse solo a condizioni ben precise. Un elemento importante per far accettare il piano in Germania, nonostante la netta opposizione della Bundesbank.
Nelle situazioni di emergenza, Draghi ha dimostrato di saper rispondere all’urgenza del momento con soluzioni creative, dai rifinanziamenti a lungo termine Ltro varati per ovviare alla crisi di liquidità delle banche, all’annuncio dello stesso Omt, lanciato in un momento in cui i mercati erano vicini al panico nella valutazione del debito spagnolo. Ora però, come ha ripetuto più volte, ha rilanciato la palla nel campo dei Governi. Senza più poter contare sull’Smp e senza un Governo in condizione di attivare l’Omt, l’Italia si trova quindi in un pericoloso vacuum, in cui la rete di protezione della Bce viene meno.
Sul caso Italia è intervenuto ieri un altro banchiere centrale, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, secondo cui l’esito del voto è uno dei fattori di instabilità in Europa che la Fed sta monitorando, anche se «i rischi sono inferiori a due anni fa». I mercati reagiscono all’incertezza, ha osservato Bernanke, secondo cui però nessun candidato alle elezioni italiane ha interamente rigettato l’euro e le politiche necessarie per continuare a farne parte.

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