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La resilienza prende linfa vitale dagli investimenti in tecnologia

Non c’è resilienza senza digitalizzazione. Le tre priorità ritenute imprescindibili dalle aziende stesse per potersi dichiarare resilienti sono: tecnologia (73%), crescita (69%) e operation (68%, termine quest’ultimo che si riferisce a tutte quelle funzioni di una impresa coinvolte, in senso lato, nella messa a disposizione per il cliente di un determinato prodotto o servizio). Le aziende italiane che possono essere definite a elevata resilienza sono pari al 31%, quelle a media resilienza si attestano sul 59%, solo il restante 10% può essere considerato a bassa resilienza.

È quanto emerge dalla lettura degli esiti dell’indagine curata da Deloitte Private su 2.750 leader di aziende di medie dimensioni nel mondo (imprese familiari, family office, investitori privati, pmi quotate e non, private equity), tra cui 150 in Italia, per comprendere come l’impatto del Covid-19 abbia accelerato la trasformazione delle aziende.

Digitalizzazione e sostenibilità le parole d’ordine. Circa un’azienda italiana su quattro ha intrapreso percorsi di digitalizzazione per adattarsi alla pandemia. L’impatto del Covid-19 ha, infatti, impresso un’accelerazione sulle priorità delle aziende che si trovano in un percorso di trasformazione non solo sul fronte della digitalizzazione (53%), ma anche per quanto riguarda valori e mission aziendale (57%), nonché sostenibilità e impatto ambientale (56%). «La maggior parte delle aziende private italiane intervistate si sta adeguando al nuovo contesto disegnato dalla pandemia aumentando gli sforzi per trasformare e far evolvere la propria azienda ed essere più competitiva nel nuovo scenario post-pandemico», osserva Ernesto Lanzillo, Private Leader di Deloitte Italia. «Questo è un segnale molto positivo per tutta la nostra economia, perché significa che, nonostante l’incertezza del momento, le aspettative dei leader italiani intervistati sono positive per il futuro a breve termine. Infatti, guardando ai prossimi 12 mesi, i leader aziendali italiani, in linea con il trend globale, prevedono un incremento della produttività (58%) e dei profitti (47%)».

La resilienza. L’indagine ha analizzato il livello di resilienza delle imprese valutando sette priorità operative (tecnologia, strategia, operation, crescita, capitale, lavoro, impatto sociale e ambientale). Utilizzando il mix di indicatori si ottiene la definizione di alta, media e bassa resilienza delle aziende. A oggi, solo una quota ristretta di imprese ha già finalizzato o pienamente implementato azioni per strutturarsi al meglio rispetto alle priorità prima indicate, ossia 15% per la tecnologia, 7% per la crescita e per le operation. Tuttavia, la maggior parte delle imprese dichiara di avere già intrapreso un percorso di implementazione oppure si trova a metà della fase di trasformazione.about:blank

Il risvolto occupazionale. Le imprese italiane coinvolte nell’indagine hanno manifestato l’intenzione di incrementare il numero dei propri collaboratori, quasi un terzo infatti intende coinvolgere nuove risorse con formule di collaborazione anche freelance (29%) mentre l’11% ha pianificato assunzioni a tempo pieno, trasversalmente in tutte le aree aziendali. Soltanto il 15% ha dichiarato che acquisirà i talenti per specifiche competenze.

Per la maggioranza dei leader di impresa italiani (64%) la trasformazione del paradigma del lavoro sarà uno degli elementi cardine per aumentare la resilienza della propria impresa.

I rischi per il futuro. Sia a livello globale che italiano, le imprese temono che la pandemia possa avere un impatto negativo sul mercato, in particolare il 42% per il breve periodo e il 33% per il lungo periodo. Secondo gli esiti della ricerca, la principale soluzione che le aziende in ogni area geografica individuano è quella di affidarsi a provvedimenti emanati dagli stati a sostegno dell’economia, intesi come lo strumento più efficace per compensare le perdite causate dalla pandemia e necessario per facilitare la crescita e favorire il rilancio dell’economia.

Fiducia e strategie per il futuro. Prendendo a riferimento l’orizzonte dei prossimi tre anni, le aziende italiane più resilienti sono decisamente più fiduciose (41%) di quelle meno resilienti (14%). La percezione generale di fiducia è anche in linea con le strategie di crescita delle imprese italiane intervistate che puntano non solo sullo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (52% sia nel breve che nel lungo termine), ma anche sulla produttività (rispettivamente 48% e 49% nel breve e nel lungo termine) e sulla trasformazione digitale (rispettivamente 47% e 54% nel breve e nel lungo termine).

L’elemento che determina la resilienza per eccellenza, secondo le aziende italiane, è la tecnologia (73%) e la trasformazione digitale è una priorità strategica tanto nel breve quanto nel lungo periodo. In Italia, per la maggior parte dei rispondenti, tale trasformazione era in essere già prima della pandemia da Covid-19 (32%), mentre per ben il 23% è stata proprio la pandemia a spingerli a investire in ambito tecnologico e digitale.

Dall’analisi delle risposte dei leader italiani, inoltre, emerge che le aziende che già si muovevano su questa direttrice in una fase pre-pandemia siano di più di quelle della media globale (27%), le quali invece sono state particolarmente spinte a investire proprio in risposta alla crisi (36%). Un’accelerazione la registreranno anche gli investimenti in tecnologia nei prossimi 12 mesi, le aziende italiane si orienteranno, soprattutto, verso l’automazione dei processi business (47%), information security (44%) e strumenti di data analytics/business intelligence (41%). Il tema dei valori aziendali e della fiducia nei confronti degli stakeholder è considerato un asset che va oltre il profitto ma comunque da sempre fondamentale per le aziende, in particolare per le aziende familiari. Si tratta di tematiche che, guardando all’Italia, risultano di estremo interesse soprattutto per le aziende più resilienti, in primo piano su questo fronte (86%) rispetto a quelle con bassa resilienza (39%).

Nell’indagine, infine, si sottolinea l’attenzione delle aziende rispetto ai temi di sostenibilità e di riduzione delle emissioni di carbonio, mettendo in evidenza non solo quanto questi siano importanti per determinare il carattere di resilienza delle imprese (61%), ma anche come siano entrati a pieno titolo nell’agenda delle aziende italiane intervistate, seppur a differenti livelli: da chi è ancora in fase di implementazione iniziale (41%), a chi a metà processo (35%) o addirittura è matura su queste tematiche (6%).

Anche su questo fronte, si rileva una maggiore proattività da parte delle aziende più resilienti.

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