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La resa di due consiglieri Montepaschi Fanno spazio ai nuovi soci Fintech e Btg

Il nodo dei consiglieri del Montepaschi si risolve – positivamente – al fotofinish. Quando ormai il board della banca senese era cominciato e all’ordine del giorno non c’erano le dimissioni, poco dopo le 17 di ieri è trapelata la notizia circa la disponibilità di due amministratori a rimettere il mandato. Il vice presidente Marco Turchi e Paola Demartini hanno comunicato al presidente Alessandro Profumo di poter fare quel passo indietro che la Fondazione Mps ha chiesto apertamente per permettere di fare posto ai rappresentanti dei soci del patto di sindacato, Fintech e Btg Pactual, come previsto dagli accordi. I due consiglieri avrebbero invitato a dimettersi anche gli altri due membri espressione della Fondazione, Marina Rubini e Angelo Dringoli, che invece hanno comunicato alla Fondazione di voler rimanere all’interno del board. Le dimissioni saranno operative nei prossimi giorni e permetteranno il rispetto degli accordi parasociali.La situazione era in stallo. Nonostante la moral suasion – e l’offerta di Palazzo Sansedoni di corrispondere ai consiglieri un ristoro a fronte dei mancati compensi per gli otto mesi mancanti (circa 50mila euro) – nessuno dei consiglieri aveva manifestato l’intenzione di dimettersi. Non è ancora noto se i consiglieri abbiano chiesto o abbiano intenzione di chiedere il «ristoro» che la Fondazione ha offerto.
Al termine della riunione, Profumo ha espresso «un vivo ringraziamento ai consiglieri per il senso di responsabilità dimostrato, consentendo in prospettiva una piena rappresentanza dei nuovi azionisti strategici». La Fondazione ha espresso «vivo apprezzamento per la sensibilità dimostrata a fronte della propria richiesta nel segno di un forte senso di responsabilità nei confronti della Banca e della comunità e delle istituzioni senesi, consentendo di procedere verso il consolidamento di una base azionaria stabile nel medio-lungo periodo e con un adeguato orizzonte di investimento». La Fondazione ha sottolineato la competenza e professionalità con cui Marco Turchi e Paola Demartini hanno interpretato il loro ruolo nelle vesti di consiglieri.
Il neopresidente di Palazzo Sansedoni, Marcello Clarich, risolve così il primo e più scottante dossier che si è trovato sulla scrivania dopo la sua nomina l’11 agosto scorso e riesce a togliere una castagna dal fuoco che rischiava di mettere a rischio la strategia di allargamento del patto di sindacato. Ora ha le carte in regola per «invitare» altri soci della banca a unirsi al patto in modo da rafforzare il pacchetto azionario e presentarsi all’assemblea per il rinnovo dei vertici nella prossima primavera con una quota azionaria più consistente rispetto al 9% del patto attuale. Axa ha già detto che, per vincoli normativi negli Usa, non può aderire a patti che bloccano un pacchetto di azioni superiore al 10% (cosa che accadrebbe se si sommasse il suo 3,2%), ma non è escluso che possa comunque sostenere la lista della Fondazione. Sollecitato su questa ipotesi, il gruppo assicurativo francese ha risposto con un «no comment».

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