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La resa della Spagna «Le casse sono vuote»

MADRID — I primi 30 dei cento miliardi stanziati dall’Unione Europea per salvare le banche spagnole saranno a Madrid entro dieci giorni. Ma è soltanto una boccata d’ossigeno: «Non c’è denaro nelle casse pubbliche, signori, non c’è denaro per pagare i servizi pubblici e, se la Banca centrale europea non avesse comprato i titoli di Stato, il Paese sarebbe fallito». La raggelante ammissione del ministro del Bilancio, Cristobal Montoro, di fronte al Congresso, non è bastata ieri a raffreddare gli animi esasperati degli spagnoli che si sono riversati a decine di migliaia nelle piazze e nelle strade della capitale, di Barcellona, di Bilbao, Valencia, Alicante e di altre 80 città protestando contro l’aumento dell’Iva, la soppressione della tredicesima e di parte del sostegno ai disoccupati e le altre rigide misure d’austerità per le quali il governo ha ottenuto ieri il via libera della Camera, con uno scarto di 49. Unicamente con i voti del Partito popolare. In maggioranza assoluta, ma solo contro il resto della Spagna.
Una via crucis inevitabile, la seduta di ieri. In un Congresso blindato, per proteggersi dalla furia dei cittadini, il ministro del Bilancio si è scagliato contro l’attuale opposizione socialista, che considera velleitaria la manovra antideficit e incita (invano) il premier, Mariano Rajoy, a opporsi alla «ferocia» di Bruxelles: «L’anno scorso il livello del gettito fiscale spagnolo è stato il più basso del mondo sviluppato: il 35% del prodotto interno lordo. Non è responsabile forse il governo precedente?» ha rinfacciato Montoro. Senza poter comunque scongiurare l’accanimento degli speculatori: lo spread spagnolo ieri ha stabilito il suo nuovo record, con 579 punti. L’asta del Tesoro ha fruttato più o meno quanto sperava: 2 miliardi e 980 milioni. Carissimi. La fiducia degli acquirenti dovrà essere ripagata a interessi tra il 5,2% e il 6,92% per titoli in scadenza tra due, cinque, sette e dieci anni. I tassi più alti dall’inizio dell’era dell’euro.
Ieri mattina il governo era con le spalle al muro: doveva incassare l’approvazione della Camera, in anticipo sulla seduta del Bundestag, cui il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, avrebbe subito dopo fatto digerire il piano di aiuti. «Da sola, la Spagna non è in grado di gestire le difficoltà del suo settore bancario, messo a rischio dalla bolla immobiliare» ha argomentato Schäuble, insistendo sulla serietà dell’impegno di Madrid nel restituire il dovuto. Da Bruxelles è stato poi smentito che parte dei cento miliardi possa essere utilizzata per tamponare emergenze diverse dalla ricapitalizzazione delle banche.
I sindacati spagnoli, però, ricordano che i conti sono stati fatti senza di loro e, soprattutto, senza l’appoggio dell’elettorato «tradito»: «Il governo avrebbe dovuto indire un referendum. Troveremo il modo di farlo noi» ha promesso Candido Mendez della Ugt, l’unione generale dei lavoratori.

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