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La recessione peggiora, cala l’export Industria in caduta da venti mesi

Il rischio di avvitamento dell’economia italiana è ormai vicino. Nel primo trimestre dell’anno il Pil è sceso più del previsto (-0,6%) portando in giù il tendenziale annuo a 2,4% e la variazione acquisita a meno 1,6% rispetto al -1,3% contenuto nel documento di economia e finanza (Def) con cui l’Italia a fine maggio si è presentata a Bruxelles. Probabilmente la contrazione del Pil a fine anno si chiuderà a -1,8% come ha stimato l’Ocse. Per la prima volta, secondo i dati diffusi ieri dall’Istat, cede anche l’export (-0,1%) e brutte notizie pure per la produzione industriale, che ad aprile è arretrata di 4,6% rispetto allo stesso mese del 2012. Lo scenario è talmente negativo che a un certo punto sono cominciate a circolare voci di un prelievo dell’8 per mille sui depositi bancari, seccamente smentite in serata dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni.

L’unico appiglio a questo desolante panorama è la stima del Centro studi di Confindustria, che vede una leggera ripresa a maggio della produzione industriale dello 0,3%. Ma il quadro nel complesso è estremamente negativo allontanando l’ipotesi di una ripresa nell’ultimo trimestre dell’anno che pure l’Ocse non aveva escluso. Il ministro del Lavoro ed ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini è rimasto molto colpito dalla pesantezza delle cifre e, intervenendo all’assemblea dell’Assolombarda a Milano, si è chiesto quando a questo punto sarà il trimestre della svolta: «Se non sarà il secondo, allora il terzo, il quarto? Ormai non ci sono più certezze». Non vale più nemmeno l’alibi della crisi generale che attanaglia tutta l’Europa. La zona euro nel primo trimestre ha visto un Pil diminuire dello 0,2% e dell’1,1% su base annua. L’Italia purtroppo viaggia a un ritmo negativo più che doppio.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi torna a invocare una politica economica che punti a rilanciare le imprese sane (le uniche in grado di produrre ricchezza) e ieri ha criticato le scelte troppo austere prese dal governo di Mario Monti che alla fine hanno accelerato i tempi della recessione. Anche il centro studi di Confcommercio non fa sconti a nessuno e pronostica una ripresa «non prima della metà dell’anno prossimo». Molti analisti sperano nei flussi miliardari frutto dello sblocco dei debiti della pubblica amministrazione che dovrebbero finalmente arrivare nel primo autunno, per anticipare di qualche mese il vento della ripresa. Il vicedirettore generale di Bankitalia Fabio Panetta è scettico: non ci sono segnali di una inversione di tendenza nemmeno per il settore immobiliare e «alle difficoltà congiunturali dell’economia italiana si sovrappongono i ritardi con cui il sistema produttivo si sta adattando ai cambiamenti dell’ultimo quarto di secolo».

«In questo quadro — osserva Panetta — la perdita di occupazione e la riduzione del potere di acquisto delle famiglie generano sfiducia con rischi per la stessa coesione sociale». Secondo i dati dell’osservatorio nazionale Federconsumatori, «le cifre Istat sono l’ennesimo bollettino di guerra dell’economia italiana»: nel solo biennio 2012-2013 il crollo dei consumi per le famiglie è stato di 7,3 punti che equivale a una riduzione della spesa di circa 52 miliardi di euro. In questo scenario tutte le associazioni dei consumatori e quelle imprenditoriali di categoria hanno chiesto al governo di evitare qualsiasi provvedimento (Iva in testa) che porti ad aumenti del costo della vita. E su questo ritmo si sintonizzerà anche il vertice di maggioranza convocato dal premier Enrico Letta oggi a Palazzo Chigi. Il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha già anticipato che farà ogni pressione possibile per adottare interventi immediati che ridiano fiato all’economia. Entrando nel dettaglio della caduta della produzione industriale, l’Istat rileva come il calo riguardi in modo significativo i beni di consumo (-5,8%) seguiti a ruota dai beni strumentali ed intermedi (-4,5%) e dal comparto dell’energia (-2,3%). Una boccata d’ossigeno arriva dalla fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, orologi e farmaceutici. Il vertice europeo di fine mese, a questo punto, diventa ancora più strategico.

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