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La rateazione non ferma il sequestro

Il pagamento rateale del debito tributario che configura un illecito penale non fa venir meno i presupposti del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. Eventualmente gli importi già versati possono solo ridurre la misura cautelare. È quanto emerge dalla relazione 30/2013 dell’ufficio del massimario e del ruolo della Cassazione, dedicata agli orientamenti giurisprudenziali sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nel caso dei reati tributari.
La disciplina
Nell’ottica di contrastare adeguatamente la criminalità finanziaria e l’evasione fiscale, la Finanziaria 2008 (l’articolo 1, comma 143, della legge 244/2007) ha introdotto la confisca per equivalente anche per i reati tributari, estendendo il campo di operatività dell’articolo 322-ter del Codice penale. La confisca così è diventata applicabile a tutti i reati tributari, tranne l’occultamento o la distruzione di documenti contabili (articolo 10 del Dlgs 74/2000).
La possibilità di disporre la confisca in caso di condanna per un reato fiscale – in fase di dichiarazione o di riscossione – mira a colpire, secondo la relazione della Suprema corte, il vantaggio conseguente all’evasione fiscale e, quindi, a svolgere una funzione di disincentivo verso i potenziali autori di illeciti penalnmente rilevanti. Rientrano in tale contesto sia tutti i delitti di dichiarazione fraudolenta e infedele sia gli omessi versamenti di ritenute operate o di Iva, al superamento delle soglie di rilevanza penale.
A tal proposito, si pone la questione degli effetti di un eventuale pagamento del debito tributario costituente proprio la violazione penale. Si pensi a un’infedele dichiarazione dei redditi o Iva al cui accertamento è stata prestata acquiescenza o l’atto è stato definito in adesione o in conciliazione giudiziale con l’ufficio, o ancora all’omesso versamento delle imposte, cui dopo la notifica del l’avviso bonario, ha fatto seguito un pagamento rateale. In tutti questi casi è necessario distinguere la sussistenza del delitto dopo il pagamento dalla possibilità di effettuare un eventuale sequestro o, se già eseguito, la legittimità della sua permanenza.
Gli orientamenti
In virtù dell’articolo 13 del Dlgs 74/2000 il pagamento delle imposte rappresenta una circostanza attenuante e non una causa di estinzione del reato. La sanatoria della posizione tributaria, dunque, costituisce ai fini penali solo una circostanza attenuante e non una causa di estinzione del reato.
La giurisprudenza costante di legittimità ha precisato che per beneficiare dell’attenuante è necessario che il debito tributario sia integralmente estinto poiché non è sufficiente aver avviato il piano di rateazione.
Le differenze
La relazione del massimario approfondisce quindi gli effetti del versamento, tardivo e/o a rate dei tributi evasi rispetto al sequestro. Così il pagamento tardivo fa venir meno il presupposto applicativo della misura ablativa. Ciò in quanto se si addivenisse a una differente interpretazione si verificherebbe un indebito arricchimento dell’amministrazione finanziaria in danno del contribuente. Infatti, poiché il profitto suscettibile di confisca corrisponde all’ammontare dell’imposta evasa, con il versamento e la restituzione all’Erario del profitto derivante dal reato verrebbe meno qualsiasi indebito vantaggio da aggredire con la misura ablativa e cesserebbe la ragione giustificatrice della confisca.
A differenti conclusioni, invece, giunge la relazione nelle ipotesi di pagamento rateizzato a seguito di accordo con il fisco. Il versamento rateizzato, infatti, non prevede l’estinzione dell’obbligazione tributaria in un’unica soluzione e potrebbe non essere puntualmente adempiuto alle singole scadenze. Di conseguenza fino al completo versamento delle imposte, la misura cautelare rimane legittima ma il contribuente può ottenerne una riduzione proporzionale in ragione degli importi già versati. Né rileva la sospensiva concessa dal giudice tributario perché trattandosi di un provvedimento cautelare resta immutata la doverosità del debito.

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