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La «ragazza» di Citi e le sorelle di Wall Street

Dominata storicamente da un «club di soli ragazzi» e lenta nell’abbandonare quel modello, la finanza sta finalmente aprendosi alla carica rosa. Cresce infatti il numero delle «ragazze senza paura» che entrano nelle stanze del potere di Wall Street. Quando la statua della F earless girl — appunto, ragazza senza paura — era stata installata davanti all’iconico Toro a Manhattan, l’8 marzo del 2017, tutti i maggiori gruppi bancari americani erano guidati da uomini e nessuna donna era in corsa per sostituirli. Ma in questi giorni, un mese prima della prossima Festa internazionale della donna, entra in carica come ceo di Citigroup Jane Fraser, 53 anni, la prima a conquistare il top di una grande banca Usa. E dietro di lei scalpitano parecchie altre «ragazze».

Dopo l’anno più difficile

Il compito di Fraser è complesso: deve sistemare i pasticci combinati dal suo predecessore Michael Corbat, che hanno causato a Citigroup una supermulta da 400 milioni di dollari per aver praticato per anni operazioni bancarie non sicure, fallendo nel creare «una effettiva gestione del rischio», secondo le autorità monetarie Usa. Soprattutto deve far tornare il positivo rendimento delle azioni Citi per i suoi investitori, delusi per l’andamento peggiore rispetto a quello dei concorrenti.

Il 2020 è stato un anno difficile per tutte le banche a causa della crisi Covid-19: hanno realizzato buoni profitti con il business a Wall Street, ma hanno dovuto mettere nelle riserve miliardi di dollari in previsione di future perdite per il non pagamento dei prestiti erogati. In questo complesso scenario, Citi ha fatto peggio degli altri istituti nell’affrontare la crisi e le sue quotazioni sono scese del 23% nel 2020, una percentuale certamente più alta del -10% registrato da Chase e del -13% di Bank of America. E dall’inizio del 2021 hanno perso il 5% contro un guadagno del 2,5% di Chase e un calo dell’1% di BofA.

Ma Fraser è una scozzese tosta, abituata a occuparsi di crisi e a prendere decisioni difficili, come ha fatto nei suoi diversi ruoli in Citi, dove lavora dal 2004. Nel suo incontro con gli analisti sui risultati dell’ultimo trimestre ha sottolineato che il suo obiettivo è «generare i rendimenti desiderati per gli investitori» e che lo farà insieme alla sua squadra di manager. «Siamo un team con la missione di farlo. E sarà fatto», ha chiosato.

La sua prima mossa è già arrivata: semplificare l’offerta di servizi per la gestione di patrimoni. Finora Citi offriva il private banking ai clienti con oltre 25 milioni di dollari, gestiti da chi si occupa dei clienti istituzionali. Per gli altri clienti la banca offriva le gestioni patrimoniali. Fraser ha creato un unico servizio, che ha chiamato Citi global wealth, con l’idea di semplificare le operazioni e attirare più clienti, seguendoli man mano che le loro ricchezze crescono.

La nuova ceo ha esperienza sia nel private banking sia nel business bancario con i consumatori. La sua reputazione è ottima e viene considerata una manager capace di «aggiustare» le cose, costruire e far crescere il business.

Il curriculum

Fraser ha iniziato a lavorare per Citi nel 2004, dopo dieci anni passati con la società di consulenza McKinsey, sei a New York e quattro a Londra, occupandosi sempre di servizi finanziari e globalizzazione.

Nata a St. Andrews, in Scozia, laureata in Economia al Girton college di Cambridge, dopo quatto anni come analista finanziaria alla Goldman Sachs a Londra e alla società spagnola di brokeraggio Asesores Bursátiles, agli inizi degli anni Novanta si era trasferita negli Stati uniti per studiare alla Harvard business school, dove ha ottenuto l’Mba nel 1994.

Grazie alle sue ricerche sulla globalizzazione, frutto di inchieste in Cina, Hong Kong, Indonesia, Singapore e India, Fraser è stata corteggiata per anni da Michael Klein, capo del Global banking di Citi, che agli inizi del nuovo Millennio l’ha convinta a entrare nella banca americana come responsabile delle Strategie con i clienti dell’Investment & global banking.

Da allora è stato un susseguirsi di promozioni e incarichi difficili, che hanno consolidato la sua fama di grande lavoratrice, una «dura» che ha anche tagliato molte teste, capace però anche di empatia per gli altri.

Nel 2008 Fraser ha fatto parte della squadra di top manager che doveva gestire la grave crisi finanziaria e salvare Citi. Nel 2009 è stata nominata ceo di Citi private bank, i cui conti erano in rosso: l’ha fa tornare profittevole, cambiando il sistema di commissioni pagate dai clienti e ampliando l’offerta di prodotti.

Dal 2013 al 2015 è stata ceo di CitiMortgage, il business dei mutui che era in crisi: ha tagliato i costi e risanato anche questa divisione. Fraser si è trasferita a Miami nel 2015 come ceo di Citigroup Latin America: ha fatto crescere il suo fatturato di un terzo e i profitti di due terzi.

A New York è tornata nel 2019 come responsabile del business bancario con i consumatori. Ora l’aspetta la sua più grande sfida. Anche se ha confessato: «Essere la madre di due bambini piccoli ed essere in carriera è la cosa più dura che abbia mai fatto».

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