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La radiografia di 62 milioni di case, così il catasto aggiornerà i valori

Le nuove commissioni censuarie e le accise sui tabacchi arrivano al varo finale in Consiglio dei ministri. Ieri i due decreti legislativi hanno ottenuto il via libera definitivo del governo. 
Con il secondo decreto che attua la delega fiscale dopo quello sul 730 precompilato, viene posata la prima pietra della riforma del catasto che riguarda gli oltre 62 milioni di immobili presenti in Italia. Ma la parte più difficile deve ancora venire: il compito delle commissioni censuarie sarà quello di stimare le nuove rendite catastali e i nuovi valori mobiliari, avvicinandoli a quelli di mercato, lasciando invariata la pressione fiscale sui proprietari, impegno quest’ultimo assunto nella delega.
Il prossimo decreto, su cui il governo sta già lavorando attraverso l’Agenzia delle Entrate e insieme con le 15 associazioni del Coordinamento interassociativo catasto, metterà a punto l’algoritmo che sarà alla base del calcolo dei nuovi valori e delle future rendite. Tale coefficiente, che potrebbe essere pronto entro dicembre, dovrà basarsi su qualità, localizzazione, anno di costruzione, stato conservativo degli immobili, ma soprattutto terrà conto dei metri quadri e non più del numero dei vani. Una volta sviluppato il nuovo algoritmo, si passerà al censimento degli immobili.
Intanto è già emerso che le categorie catastali che oggi sono 45 diventeranno tre per il residenziale (fabbricati con più unità, unifamiliari e abitazioni tipiche dei luoghi), otto o nove per le categorie «ordinarie» e 17-18 per quelle speciali. Le attuali classi, molto diverse nei vari Comuni, sono destinate a scomparire completamente.
Quanto al decreto sulle accise, il provvedimento prevede il superamento dell’accisa minima, bocciata dall’Ue, l’introduzione dell’onere fiscale minimo (comprensivo cioè anche dell’Iva) e l’aumento della tassazione dal 7 al 10%, che corrisponde a una variazione del prezzo a pacchetto tra i 10 e i 20 centesimi.
Le modifiche investono anche i «tabacchi da inalazione senza combustione», cioè le sigarette elettroniche, il cui livello di tassazione viene calibrato in base a quello delle sigarette a tabacco. Tassati anche i liquidi immessi nelle «sigarette elettroniche» che non abbiano funzione medica. Anche in tale caso, come per il tabacco, è prevista la possibilità, con decreto ministeriale, di variare l’aliquota dell’imposta di consumo.
Il governo avrebbe accolto le condizioni poste dalle commissioni Finanze di Camera e Senato, acconsentendo a portare dal 60% al 50% il livello di tassazione delle sigarette elettroniche e sui nuovi prodotti da inalazione senza combustione rispetto a quello delle sigarette comuni. I dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, sono esclusi dalla tassazione.
Le maggiori entrate, che vengono quantificate in circa 200 milioni, dovrebbero confluire in un apposito fondo per la riduzione della pressione fiscale. Le nuove norme dovrebbero trovare applicazione a decorrere dal 1° gennaio 2015.

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