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La quotazione Chrysler slitta al 2014

Lo sbarco in Borsa di Chrysler non avverrà prima del 2014, sempre che avvenga davvero. Le voci riportate ieri mattina dai media americani su una possibile accelerazione dell’Ipo sono state smentite da un comunicato diffuso ieri dalla Fiat, secondo il quale «il consiglio d’amministrazione di Chrysler, dopo essersi consultato con i possibili underwriters dell’offerta pubblica di azioni e con i propri consulenti legali, ha ritenuto non fattibile il lancio e il completamento di un’offerta pubblica da parte di Chrysler prima della fine del 2013». La stessa Fiat – prosegue la nota del Lingotto – «continua a sostenere gli sforzi che Chrysler sta facendo per adempiere i propri doveri contrattuali verso il Veba e si attende che Chrysler continui a lavorare per compiere i passi necessari a consentire il lancio di un’offerta nel primo trimestre del 2014».
Questa affermazione ha un significato preciso: è stato infatti il fondo Veba – azionista di minoranza di Chrysler con il 41,5% contro il 58,5% di Fiat – a chiedere l’Ipo per cedere in Borsa una parte delle proprie azioni (fino al 16,6% del capitale). Sergio Marchionne, amministratore delegato sia di Fiat che di Chrysler, ha più volte ribadito l’interesse dell’azienda torinese a salire al 100% acquistando la quota del fondo (su una parte della quale il Lingotto dispone di opzioni call). Le due parti non hanno però raggiunto un accordo sul prezzo, e la richiesta di Ipo da parte del Veba – un suo diritto contrattuale – è stata interpretata come un tentativo di forzare la mano ed ottenere una valutazione del mercato su valore dell’azienda.
Il Wall Street Journal aveva scritto ieri mattina che Chrysler stava accelerando i preparativi per l’operazione, con la definizione di una forchetta di prezzo entro la fine di questa settimana nel tentativo di chiudere l’Ipo entro metà dicembre, ovvero prima del fisiologico rallentamento della domanda a fine anno. Lo stesso Marchionne aveva detto nei mesi scorsi che il periodo più probabile per l’operazione era il primo trimestre del 2014, auspicando di poter concludere la preparazione entro fine anno. Secondo l’agenzia Bloomberg lo slittamento all’anno prossimo è dovuto a motivi di carattere fiscale: Chrysler non avrebbe ancora ricevuto dall’Irs (il fisco Usa) la risposta a una lettera di chiarimento sul trattamento fiscale dell’operazione.
La “strana offerta”, così come l’anno definita i media americani riferendosi alla divergenza di opinioni fra i due azionisti e al conflitto di interessi di Marchionne, potrebbe però non decollare mai. Lo dice anche la nota di Torino: «Non è possibile assicurare se e quando un’offerta verrà lanciata, perché il lancio sarà subordinato alle condizioni di mercato e alle ulteriori valutazioni del caso».
La formulazione di un’ipotesi di prezzo da parte delle banche potrebbe bastare a riportare le due parti al tavolo della trattativa per una soluzione complessiva che permetta di evitare l’Ipo; quest’ultima comporta infatti una serie di costi e lascerebbe Fiat con un azionista di minoranza – il mercato – ancora più difficile da gestire dello stesso Veba. I sondaggi sul mercato da parte delle banche (guidate da Jp Morgan Chase e Bankamerica Merrill Lynch) sono stati avviati e hanno prodotto una forchetta di valutazione di Chrysler compresa fra i 9 e i 12 miliardi di dollari; ad essa corrisponde un prezzo fra i 3,75 e i 5 miliardi per la quota Veba. Se Fiat riuscisse a pagare 4 miliardi di dollari (3 miliardi di euro) potrebbe farlo con la liquidità disponibile ed affrontare successivamente il nodo di come rafforzare la struttura patrimoniale per evitare un declassamento da parte delle agenzie di rating.
Il periodo da adesso a dopo le festività potrebbe dunque servire a uno sprint finale verso un accordo, anche se nessuna delle due parti ha finora dato segni di cedimento. Parlando con i giornalisti qualche settimana fa, Marchionne aveva detto che se il Veba vuole 5 miliardi di dollari «è meglio che compri un biglietto della lotteria». Nel frattempo, la conferma che una soluzione del rebus arriverà solo nel 2014 ha spinto al ribasso il titolo Fiat, che è stato fra i peggiori del listino e ha chiuso a 5,745 euro con un ribasso del 3,5%.

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