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La questione industriale europea

Il rallentamento dell’economia tedesca ha trovato ieri conferma ufficiale nelle previsioni del Governo per la crescita nel 2013, più che dimezzate rispetto alle precedenti, e che per la prima volta rivelano l’inceppamento della potente macchina esportatrice tedesca. Il ministro dell’Economia Philipp Roesler ha annunciato che Berlino si aspetta ora un’espansione dello 0,4%, contro l’1% delle previsioni precedenti, allineando le cifre con quelle annunciate nei mesi scorsi dalla Bundesbank. La prima stima della crescita nel 2012, pubblicata martedì, è dello 0,7%, dopo il 3,1 del 2011 e il 4 del 2010. Nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, l’economia si è contratta di uno 0,5 per cento.
«La Germania – ha ammesso Roesler – sta accusando in misura crescente il peso dell’indebolimento dell’economia globale e in particolare la crisi di fiducia nell’Eurozona». Fino a qualche mese fa, le autorità tedesche sostenevano che la Germania fosse immune dal contagio della crisi dell’area dell’euro, grazie alle proprie politiche virtuose. Ma la recessione dell’Eurozona, che assorbe quasi il 40% dell’export tedesco, e la frenata di alcuni mercati asiatici determineranno una crescita delle esportazioni del 2,8% nel 2013, ben al di sotto del 4,1% dello scorso anno. Con l’import che dovrebbe accelerare (3,5% contro 2,3), il commercio con l’estero avrà un impatto negativo, seppure solo dello 0,1%, sulla crescita del prodotto interno tedesco. Nel 2012, aveva dato invece un appporto positivo dell’1,1 per cento.
Le conseguenze delle maggiori difficoltà dell’export sono evidenti anche nelle cifre sulla produzione industriale, che nel 2012 è calata dell’1% e che quest’anno, secondo calcoli di Deutsche Bank, raggiungerà solo la stagnazione (le previsioni della banca, prima che emergessero i dati sul quarto trimestre, erano di un +1,5%). Nel 2010, la produzione industriale tedesca era cresciuta del 12% e nel 2011 del 9 per cento.
Buone notizie dal mercato del lavoro, dove la popolazione attiva dovrebbe crescere ancora di 15mila unità ai livelli record di 41,6 milioni, anche se la disoccupazione salirà dal 6,8 al 7 per cento.
Secondo il ministro Roesler, la frenata è temporanea, il quarto trimestre dello scorso anno si dimostrerà il punto più basso del ciclo economico e il Governo è «assolutamente ottimista» sulla ripresa, che dovrebbe manifestarsi alla fine di quest’anno. Per il 2014, il ministero dell’Economia prevede una crescita dell’1,6% (la Bundesbank dell’1,9%).
Dover annunciare dati economici negativi non avrà fatto piacere a Roesler, che è anche il leader del “socio di minoranza” della coalizione di governo, i liberaldemocratici della Fdp. Domenica prossima, ci sono le elezioni regionali in Bassa Sassonia e la Fdp rischia di restar fuori dal Parlamento locale, in quanto i sondaggi la danno al limite della soglia di sbarramento del 5 per cento. L’esclusione della Fdp priverebbe l’alleanza con i democristiani del cancelliere Angela Merkel della maggioranza necessaria, aprendo la porta a socialdemocratici e verdi. Uno scenario che potrebbe ripetersi a livello nazionale nelle elezioni di settembre. Secondo diversi osservatori, la posizione di Roesler alla guida del partito diventerebbe insostenibile in caso di sconfitta in Bassa Sassonia. È con un occhio al voto che ieri il ministro ha assunto un tono più aggressivo sulle questioni europee, sollecitando la Banca centrale europea a rientrare nel suo mandato anti-inflazione (le critiche alla banca centrale sono di solito un tabù per gli esponenti di Governo in Germania) e sostenendo che l’euro non è affatto sopravvalutato, in contraddizione con l’opinione del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.

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