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La pubblica amministrazione e i crediti ancora bloccati beffato il consulente Bramini

Il suo rovinoso fallimento per i quattro milioni non pagati dalle pubbliche amministrazioni gli è valso una certa notorietà e un ruolo di consulente al ministero dello Sviluppo economico che al momento — assicura — rappresenta più un onere che un vantaggio economico. La battaglia di Sergio Bramini, 71 anni, monzese, per gli imprenditori “rovinati” dalla pubblica amministrazione però è molto lontana dall’essere vinta. L’ultimo tentativo di varare una norma che permetta la compensazione tra i debiti e i crediti con la Pa, con un emendamento al decreto fiscale a firma dei senatori di Forza Italia, è stato respinto al mittente. Non solo: alcuni giorni fa Bramini ha anche rischiato di perdere la casa, aggiudicata all’asta a un prezzo che rappresenta meno della metà del suo valore, 500.000 euro.
Con il suo ruolo di consulente non è riuscito a migliorare in nessun modo la situazione degli imprenditori che hanno subito le sue stesse vicissitudini?
«Sul mio ruolo di consulente intanto vorrei precisare che non guadagno le cifre esagerate di cui hanno parlato molti giornali: guadagno 1.900 euro al mese, e in buona parte li spendo per andare e venire da Roma. Per il resto, in molti casi la compensazione fiscale debiti crediti non funziona, bisognerebbe pagare direttamente gli imprenditori, che molto spesso non vanno più avanti con la loro attività e quindi non hanno niente da compensare. Ma la legge che prevedeva l’accelerazione dei pagamenti della pubblica amministrazione non funziona, perché si limita ai debiti dello Stato, che sono una goccia nel mare, appena il 3-4%».
E invece la maggior parte dei crediti vantati dagli imprenditori nei confronti di chi sono?
«Il grosso dei miei crediti per esempio, erano con l’ATO di Ragusa, 2,2 milioni di euro. L’ATO è un’associazione di Comuni. A Napoli avevo un credito analogo, sempre con enti locali, per l’emergenza rifiuti. Crediti che sono andati in fumo perché il mio curatore fallimentare ha transato per 700.000 euro, io l’ho denunciato e lui mi ha denunciato a sua volta per diffamazione. Quasi mai si tratta dello Stato. Adesso sto cercando di aiutare il signor Supino, un imprenditore di Chieti che vanta cinque milioni di crediti con la Asl locale, e ha anche un figlio in coma da 20 anni».
Ma la legge non parlava di
pubblica amministrazione in generale?
«Questa interpretazione non è stata avallata dalla Ragioneria dello Stato: il Ragioniere Daniele Franco ha bloccato tutte le pratiche di compensazione e rimborso che non riguardavano direttamente lo Stato, e la legge si è arenata. Mentre nel frattempo le aste immobiliari vanno avanti: se non si fa niente per aiutare gli imprenditori rovinati a breve perderanno la casa nei prossimi mesi 132.000 persone. Dal 2010 a oggi ci sono stati più di 8.000 suicidi per cause economiche».
E quindi la modifica da fare è questa, considerare tutti i debiti di tutte le pubbliche amministrazioni?
«Non è facile, i crediti che io vantavo in Sicilia non vengono considerati come debiti della pubblica amministrazione, sono fuori bilancio, ecco perché il Ragioniere dello Stato non li riconosce. Si valutano in questo modo anche per evitare di appesantire ulteriormente il bilancio dello Stato».
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