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La prova dell’esenzione spetta al contribuente

Sempre più rilevante la formulazione dell’autocertificazione affinché il contribuente possa essere dispensato dalla ritenuta d’ingresso sui bonifici esteri percepiti da persone fisiche. Infatti, è il beneficiario del flusso finanziario proveniente dall’estero – e riscosso tramite l’intervento di un intermediario finanziario – a doversi attivare al fine di regolamentare l’applicazione dell’imposizione prevista. Il problema è di grande rilevanza poiché l’intermediario finanziario che intervenga nella riscossione del bonifico, in assenza di comunicazioni da parte del beneficiario, dovrà assoggettare a ritenuta o imposta sostituiva l’intera somma.
Nel provvedimento delle Entrate del 18 dicembre 2013 si lascia ampia libertà al contribuente nella formulazione della certificazione che dovrà essere fornita o esibita all’intermediario, in via preventiva, rispetto alla percezione della somma.
L’esibizione anticipata della certificazione rispetto all’arrivo del bonifico è necessaria al fine di evitare fastidiose procedure di rimborso parziale o totale di quanto trattenuto dall’intermediario, nel caso in cui il soggetto si attivi solo successivamente al bonifico. Il ministero, non avendo formulato un fac-simile, obbliga il soggetto passivo a elaborare un documento che abbia tutti i requisiti essenziali per lo scopo che si è preposto.
Gli obiettivi che la certificazione vuole raggiungere sono così riassumibili: l’esenzione dalla ritenuta d’ingresso; la determinazione della base imponibile su cui applicare la trattenuta. All’interno dell’autocertificazione dovranno essere presenti i seguenti elementi: i dati identificativi del soggetto proponente; i riferimenti conosciuti dal percipiente del bonifico estero in arrivo; gli elementi normativi con cui si richiede e in base al quale si certifica su come l’intermediario finanziario debba approcciarsi al caso di specie; la durata temporale dell’autocertificazione inviata; gli eventuali allegati a supporto della richiesta, ove classificare fiscalmente l’operazione posta in essere.
Gli elementi centrali dell’autocertificazione sono da un lato l’inquadramento fiscale del bonifico in entrata e, dall’altro, la documentazione a supporto della richiesta.
Un caso particolare è costituito dai bonifici esteri che siano percepiti nell’ambito di attività d’impresa o di lavoro autonomo, che non devono, in nessun caso, essere sottoposti a questa disposizione. In questa situazione sarà opportuno allegare una visura camerale oppure il certificato di attribuzione della partita Iva.
Nel caso in cui la certificazione, invece, non giunga in tempo utile o non sia corredata da una documentazione ritenuta idonea dal’intermediario finanziario, il beneficiario potrà, anche successivamente, richiedere il rimborso di quanto trattenuto impropriamente. A tal fine, potrebbe essere opportuno esibire tra gli allegati il proprio modello Unico del periodo d’imposta precedente a quello di effettuazione del bonifico, dal quale si evinca che non sono stati effettuati investimenti esteri o non si detengano attività produttive di reddito da assoggettare a ritenuta d’acconto. Come si deduce dal dettato normativo, è necessario che vi sia, sempre e comunque, una “quadratura” tra quanto inserito nel quadro RW e i redditi da assoggettare a ritenuta. Certamente, il quadro RW dello stesso periodo d’imposta in cui viene eseguita impropriamente la ritenuta dovrà essere esibito in sede di rimborso a dimostrazione che la trattenuta è stata effettuata su una somma non direttamente riferibile alle attività estere, riassunte proprio nell’RW, da parte del soggetto passivo.

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